15 Flamerule

15 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

Questa mattina mi sono svegliato come sempre un po’ prima degli altri per pregare gli dei e in particolare ho richiesto l’ascolto di Sharindlar, la dea nanica della guarigione e dell’amore, che mi ha prontamente risposto concedendomi un inaspettato potere, mai sperimentato prima,che mi avrebbe permesso di rimettere in sento Lam e di proseguire le nostre ricerche. Non c’è giorno che passa che mi stupisca di quanto gli dei mi siano favorevoli in questi momenti di bisogno più che in passato. Io e Lam ci siamo recati al suolo coperto dai segni della battaglia fantasma (come tutte le maledettissime notti!) per facilitare il contatto con il terreno, dove riesco meglio a raggiungere meglio il contatto con gli dei, ma mai avrei pensato di commettere un simile errore! Appena sceso dal gigantesco albero di weir iniziai a scostare fogliame morto e rampicanti per poter toccare la nuda terra per poi chiudere gli occhi e concentrarmi in una preghiera a Sharindlar; nel frattempo Lam mi ha raggiunto, ma poco dopo che mi si è avvicinato ma improvvisamente ho sentito stranamente un odore che da qualche giorno non sentivo quello di Sharn, il gigantesco lupo! Questo mi fece perdere la concentrazione e aprii gli occhi in direzione di Lam per scoprire che la suo posto si trovava in effetti Sharn che puntava con le orecchie basse e la coda orizzontale qualcosa dietro di me, ma aveva il pelo verdastro e un muso diverso, non so come ma mi accorsi subito(forse dagli occhi) che quel lupo non era Sharn ma era Lamariel che si era non so come trasformato in questa enorme creatura. Per un attimo rimasi con la mente intontita da quello che vedevo quando un repentino cambio di odore mi fece accapponare la pelle e tornare alla realtà: carne marcia e in putrefazione da giorni! Niente altro poteva produrre quel terribile olezzo ma ritornando con la mente a Sharn Lamriel che ringhiava abbinai le due cose e una parola sola mi balenò in mente: NON MORTI! Tre orribili cadaveri con la pelle marcescente tesa e senza carne sotto di essa, con una orribile di denti aguzzi e artigli affilati ci saltarono addosso, Lam ne intercettò uno in volo con un mordendolo e stappandogli un grosso pezzo di carne putrida da un fianco mentre gli altri due si avventavano su di me, solo grazie alla corazza che mi ero messo appena svegliato forse solo per abitudine non sono riusciti a lacerarmi con i loro morsi. Quello che vidi successivamente era Lam che sputava il pezzo di carne che aveva in bocca trattenendo il vomito per puro senso di auto-conservazione e il non morto ferito rialzarsi e, con un agile balzo tornare alla carica verso Lam senza risentire della mancanza di un pezzo; lo stesso stavano facendo i due mostri che si erano avventati su di me, poi, il mio istinto ebbe il sopravvento e in poche frazioni di secondo mi disse che questi non erano i soliti zombi e che avrebbero potuto procuraci ferite infette, un’eventualità da escludere! Così, il canto “della separazione” sgorgò inconsciamente dalle mie labbra e il mio braccio si mosse involontariamente ad afferrane il simbolo sacro per poi alzarlo sopra la testa e farne scaturire un’energia radiante e purificatrice che investì le anime irrequiete dei mostri per separale dalla loro prigione di carne e farle proseguire il loro cammino; l’energia fu così potente che anche i loro corpi corrotti ne risentirono e vennero ridotti in cenere dalle mie parole. Vittoriosi ma terrorizzati ci fermammo ansimanti sul terreno, Lam stava masticando con le enormi fauci foglie rami ancora verdi per togliere il gusto orribile che di sicuro aveva in bocca, ma il mio istinto tornò a farsi sentire e un lieve senso di pericolo (forse latente) mi fece ricordare che dovevo ancora curare le ferite che il veleno aveva lasciato dentro il corpo di Lam che ora era questo enorme lupo. Mi avvicinai dicendo di non agitarsi e di rimanere rilassato siccome avrei invocato il potere di Sharindlar per curare gli effetti del veleno; il lupo sembrò recepire e si mise sdraiato sulle zampe poggiandola sua enorme testa vicino a me, in quel momento vidi chiaramente gli occhi di Lamariel che mi fissavano ma, a differenza di me non sembrava scosso, forse lui avendo vissuto nella foresta è più pronto di me a questo tipo di situazione. Poggiai entrambe le mani sulla sua fronte e il potere di Sharindlar fluì attraverso le mie braccia per ristorare le emorragie interne di Lam; quando riaprii gli occhi il lupo non c’era più e Lam era accovacciato di fronte a me, le mie mani erano ancora poggiate sulla sua fronte, scostandole vidi la sua espressione che non era sorridente ma il suo sguardo era pieno di gratitudine, probabilmente stava soffrendo molto per le emorragie interne e la cessazione del dolore lo ha reso euforico. Poco dopo siamo partiti per il poliandrum e abbiamo fatto un sopralluogo nascondendoci nella boscaglia e evitando le guardie, mandando Lam e Tarbash in esplorazione abbiamo constatato che la tomba con la runa del lupo era ora presidiata così abbiamo deciso di esplorar e il resto del poliandrum prima di tornare su quella già esplorata. Lasciando che Lam, che aveva una conoscenza del territorio più vasta della mia, mi indicasse quale tomba esaminare, ci avvicinammo ad una tomba di costruzione sicuramente elfica: alte guglie fatte di vetro o pietre preziose la sovrastavano, nessuno scultore sarebbe mai riuscito ad imprimere a materiali così fragili una forma simile, lo scalpello usato per questa (discutibile) opera era la magia. Davanti alla porta un simpaticissimo cofanetto conteneva, come già successo, la chiave e la parola d’ordine per entrarvi; all’interno la tomba conteneva due sarcofagi e delle iscrizioni indicavano i defunti come “fratelli della luna”; essi purtroppo erano però già stati aperti. I cadaveri erano stati evidentemente depredati, la cosa che mi stupii era il loro aspetto, non erano scheletri come mi sarei aspettato, ma era come se fossero morti da pochi giorni: i loro capelli erano lunghissimi e puliti e la pelle ancora liscia. Questi elfi non finiscono mai di stupirmi! Ricercando in una delle due bare abbiamo trovato uno scompartimento segreto non ancora aperto che conteneva delle boccette di liquido nero delle stecche di ceralacca e un anello con un sigillo. Usciti da questa tomba ci avvicinammo ad un’altra con lo stesso aspetto sinistro della torre delle ossa e oltretutto molto vicino ad essa, la runa elfica del sole era incisa sulla porta, esaminando tutto il perimetro e non trovando nessun provvidenziale amuleto che la aprisse, ho pensato di ricorrere al potere di Dumathoin di cantare alla pietra per aprirmi un varco tra le pareti che sembrano essere abbastanza sottili da permettere un ampio passaggio; stavo per procedere, quando Lam è ritornato da una perlustrazione e ci ha indicato un’altra tomba inviolata che forse era meglio visitare subito. La tomba era in principio sovrastata da una squisita scultura equestre che giaceva in frantumi davanti ad essa, dei carretti contenenti attrezzi da scavi erano parcheggiati a poca distanza, di sicuro questa sarebbe stata la prossima meta dei cultisti, Lam ha fatto bene a portarci subito qui. Esaminando il perimetro ci siamo accorti che la porta era proprio dietro ad due grossi frammenti di statua che la ostruivano, ma allo stesso tempo avevano sfondato la porta; tutti assieme, e soprattutto Jihh con i suoi straordinari poteri telecinetici riuscimmo a spostare il masso e ad entrare. All’interno ci siamo trovati in un ingresso di fronte ad una statua sfregiata di un leone, ai suoi lati due porte; in una di essa abbiamo trovato libri e pergamene ormai rovinati dal tempo, ma dai pochi frammenti di libro integri abbiamo scoperto trattarsi di diari di guerra risalenti all’età della caduta di Mith Drannor, Jihh ha portato con se alcuni di questi tomi di grande valore storico. Proseguendo abbiamo esplorato varie stanze sepolcrali completamente saccheggiate e messe a soqquadro, subito abbiamo pensato a dei razziatori di tombe e appena scesi al livello più basso, che era coperto di acqua fino alla barba(la mia), abbiamo potuto constatare la correttezza della nostra tesi; i loro corpi giacevano galleggianti nell’acqua imputridita dalle loro carni in putrefazione. Lam si è addentrato senza indugio ad esplorare la stanza con una enorme porta di pietra protetta da due enormi statue di guerrieri, uno elfico e l’altro umano e le due stanze laterali; gli zaini dei razziatori erano stracolmi di gemme! Che io e gli gnomi ci siamo equamente spartiti! Inoltre abbiamo trovato finalmente un a cosa che non dovrebbe mai cadere nelle mani dei cultisti: un prezioso libro di preghiere a Lathander del quale una pagina era già stata rinvenuta da Tarbash nella torre delle ossa assieme alle note di ……….. che, riassumendo, aveva cercato di distruggere senza riuscirci, temendo la potenza del libro nella sua interezza. Ora abbiamo il libro che era mancante di due pagine strappate, ma appena avvicinato il frammento esso si è riattaccato magicamente senza lasciare traccia di rottura, ora manca solo un’altra pagina e il libro sarà completo! Un arma che i cultisti del drago temono e che, anche se non so ancora come sarà, potrebbe permetterci di mandare all’aria i loro piani per attingere al potere della “Polla della Radianza”. Poco dopo, ispirato dal ritrovamento del libro mi sono gettato nelle torbide acque attivando la mia percezione delle aure magiche che mi ha rivelato innumerevoli oggetti magici addosso ai cadaveri, mi sono permesso di prenderlo siccome pensavo di avere a che fare con dei razziatori di tombe finche non ho percepito un’aura magica sotto il livello dell’acqua che ho verificato appartenere ad un martello da guerra incantato. Esso apparteneva ad un nano pesantemente corazzato che dato il peso del metallo giaceva sul fondo della stanza; appena lo girai trasalii vedendo il sacro simbolo di Moradin inciso sul suo scudo! Come mi sono sbagliato! Maledetto a me! Questi non sono razziatori di tombe ma avventurieri! Come noi! Nessun chierico di Moradin potrebbe mai far e il razziatore di tombe se non per lo stesso scopo per lo stiamo facendo noi! Subito un profondo rimorso mi nacque dentro e mi pentii amaramente di aver giudicato senza sapere; sommessamente chiesi perdono agli spiriti dei defunti per la mia malafede. Non ebbi il tempo di pensare alla punizione che mi sarebbe spettata quando ecco che uno scricchiolio sinistro mi giunse all’orecchio; alzando lo sguardo vidi Lamariel in mezzo alle due statue che si stavano muovendo e trasformando il loro viso in una orrenda maschera di mostri. Due colpi raggiunsero il povero elfo che venne tramortito dai possenti fendenti; io mi appoggiai alla parete chiamando a me la forza della montagna per combattere i nemici, intanto il corpo galleggiante di Lam veniva trascinato a riva da una invisibile forza, sicuramente opera di Jihh. Allora, rendendomi conto della potenza dei costrutti e vedendo che il corpo di Lam e il coraggioso Tarbash erano al limite della portata delle enormi braccia mi mossi al centro della stanza e me li trascinai dietro verso le scale con l’intenzione di ritirarmi e gridando agli altri di risalire le scale. Poggiati i due sui primi gradini vidi Jihh muoversi con quelle sue inquietanti movenze fluide (che preannunciano lo scatenarsi dei suoi poteri) aprire la mano sopra di me, per farne poi scaturire un potente getto di fiamme che mando in frantumi una delle statue; rinvigorito dalla manifestazione di potenza mi girai a fronteggiare la statua rimanete… i suoi colpi erano terribilmente potenti mentre le mie possenti martellate scalfivano appena la superficie della statua. Fui costretto a ricorrere al potere di guarigione di Sharindlar per non soccombere quando, prontamente, Jihh distrusse anche il secondo costrutto Vedendo poi che Lam era ferito ma vivo, una esclamazione di gioia e vittoria in nanico mi scaturì dalle labbra, penso che non abbiano capito le parole ma il senso era chiaro! Corsi ad abbracciare i miei compagni congratulandomi con loro e specialmente con Jihh che era accasciata sui gradini e spossata dall’eccessivo utilizzo dei sui straordinari poteri mentali; se non fosse stato per il suo intervento avremmo potuto fare la fine dei precedenti avventurieri!

Dopo aver riposato per qualche minuto e aver provveduto alle ferite di Lamariel attingendo ancora una volta al Potere concessomi da Shandrilar, abbiamo continuato l’esplorazione della tomba; per prima cosa abbiamo finito di esplorare il livello allagato aprendo con un piede di porco, che Tarbash ha estratto dal suo meraviglioso sacco porta-tutto, una porta mezza sfondata dagli avventurieri ormai defunti. Con pochi sforzi riuscii ad abbatterla e a scardinarla facendola cadere nell’acqua; dietro ad essa mi ritrovai di fronte, un unità disposta in ranghi di soldati ormai defunti; le loro ossa gocciolavano come se fossero appena emersi dall’acqua, non feci infatti tin tempo a proferir parola che tutti fecero due passi avanti perfettamente coordinati e si avventarono su me e Lam che eravamo davanti alla porta; parati i maldestri colpi con i bracciali dell’armatura, un canto mi sorse spontaneo da dentro di me e un forte formicolio mi risalì il braccio mentre sollevavo il mio simbolo sacro recitando il Rituale della separazione, una forte luce investì le anime intrappolate nei guerrieri scheletrici, che abbandonarono il loro simulacro mandandolo in frantumi; grazie agli sforzi congiunti di Lam, Jihh e me lo scontro durò poco meno di un minuto. Terminato lo scontro perlustrammo la stanza laterale non trovando nulla di utile, così ci dedicammo alla porta di marmo bianco che stava in mezzo alle due statue giganti. Mi misi ad esaminare la porta notando due fessure verticali che sicuramente fungevano da serratura, inoltre analizzando i bordi laterali della porta notai dei piccoli segni dovuti al movimento della porta che scorreva sicuramente verso l’alto, non notando aure magiche inoltre capii che essa doveva essere genuinamente meccanica, come le splendide porte del Bastione di Hammershine. Lam portò sulle spalle Tarbash che esaminando la serratura giunse alla mia stessa conclusione: le due fessure servivano a qualcosa di stretto e lungo, il primo oggetto che mi venne in mente era una spada. Iniziammo allora a provare tutte le spade di guerrieri scheletrici ma nessuna sembrava far scattare la serratura, stavamo per abbandonare la ricerca quando mi imbattei cercando sul pavimento sommerso nei resti frantumanti di una delle statue e ricordandomi che una delle due aveva conficcata all’altezza del bacino una spada, la cercai e la trovai, notando con stupore che la sua lama non era un filo rettilineo ma una line frastagliata, devastante sulle carni ma anche rassomigliante ad una chiave! Inserii subito la spada che entrò nella fessura provocando una serie di clangori, sicuramente una metà della serratura si era aperta, restava solo da trovare un’altra spada identica, ma dove? Mi misi a pensare dove avrei potuto trovare una spada simile quando notai Lam correre su per le scale, senza di re nulla a nessuno, come suo solito; dopo un minuto tornò giù dicendo che sapeva dove si trovava la spada: venendo giù abbiamo incontrato una biforcazione, abbiamo preso una direzione a caso poi abbiamo trovato una stanza piena di cocci rotti e un cubo di roccia al centro; Lam ha constatato che sul cubo c’era una fessura adatta a contenere una spada, che abbiamo già trovato,poi togliendogli le parole di bocca, io aggiunsi che la tomba era speculare e che sicuramente avremo trovato la spada nella parte non esplorata della tomba. Andando nella parte inesplorata ci trovammo di fronte ad una porta di legno che forzai col piede di porco, aperta la stanza ci trovammo di fronte ad una distesa di piccole statue in terra cotta (diciamo grandi come Robalend) di elfi con lancia puntata verso il centro della stanza ove si trovava un blocco di pietra con inserita una spada su di esso. Non c’era bisogno di spiegazioni per capire che le statue si sarebbero animate appena estratta la lama così aguzzammo l’ingegno per ingannare la trappola! Jihh si offrì di estrarre la spada con i suoi poteri mentali, intanto Lam era pronto per afferrarla e io ero pronto per chiudere la porta; il piano funzionò alla grande se non per il fatto che le statue si avventarono sulla porta mancante ormai della chiusura: una dozzina di lance trapassarono il legno marcio fermandosi ad una decina di centimetri dal mio viso! Vista la situazione mi venne in mente di provare ad utilizzare il potere di Dumathoin per erigere una parete di pietra ricavata dalle pareti, così pregai a tutti di spostarsi indietro e mi misi a intonare il canto necessario per modellare la roccia e deformarla con le parole in modo da modificarne la forma, in pochi istanti una parete di roccia verticale prese il posto della porta mentre dietro di essa si potevano ancora sentire lontani ticchettii. Con la spada in nostro possesso tornammo la livello allagato e inserimmo la seconda spada nella fessura seguita dalla consueta serie di clangori culminanti con uno finale; nel silenzio nessuno si muoveva aspettando forse qualche trappola e io forse incoscientemente spinsi verso l’alto i due manici di spada e con un minimo sforzo la porta scorse in alto rivelando una stanza buia; spiegai poi di come questa porta fosse sicuramente collegata ad un eccellente sistema di contrappesi che permette di divenire leggera come una piuma nell’atto di sollevarla; Lam sembrava più stupito di questa porta che di tantissime altre cose meravigliose che abbiamo visto venendo in questa antica città, così terminai il discorso aggiungendo che porte del genere sono utilizzate anche dai Nani come porte di fortezze o di grandi edifici e che tutto ciò mo faceva tornare alla mente il magnifico portone del Bastione di Hammershine decorato con l’effige del martello e dello scudo. Dopo questo attimo di riposo proseguimmo nella stanza buia rivelandola in tutto il suo sinistro splendore: tutte le pareti e il sarcofago al centro di essa erano scolpiti come se fissero state composte di armi accatastate, i dettagli erano fedelissimi e mi persi a contemplare quanto tempo avessero impiegato gli scultori a terminare questa stanza. Poi ci accingemmo malincuore a svolgere il macabro lavoro per il quale siamo venuti nel Poliandrum: saccheggiare le tombe per anticipare sul tempo i cultisti e impedirgli di portare a buon fine i loro piani malvagi; così ci adoperammo per ruotare il coperchio del sarcofago di pietra rivelando il corpo di uno splendido elfo in armatura con una lunga spada stretta sul petto, un immagine che commuove e fa sorgere un senso di “rigore militare” immaginando il suo ruolo di comandante e le furiose battaglie combattute in difesa della città. Rimanemmo tutti in contemplazione attorno alla bara, come in camera ardente aspettando rispettosamente che Lamariel, l’unico degno di muovere mano sul defunto facesse la sua mossa; avvicinando lentamente la mano verso il collo dell’elfo ne estrasse un medaglione con sopra incise più rune della stella e che speriamo sarebbe servito per aprire la tomba del giudice Rotilion. Lam mi consegnò il medaglione, non so per quale motivo, e lo riposi nella scarsella; dopo mi misi nuovamente ad esaminare le pareti della stanza per apprezzarne l’arte scultorea mentre gli altri perlustravano attentamente l’interno del sarcofago per scoprire qualche altro oggetto utile; un esclamazione mi usci dalla bocca quando, esaminando uno la scultura di uno scudo torre, mi accorsi che i dai suoi bordi penetrava aria e tirandolo verso di me rivelai uno stretto passaggio ingombro di ragnatele che si perdeva nell’oscurità. Animati dalla sensazionale scoperta proseguimmo per il corridoio scansando le spettrali ragnatele e proseguendo per centinaia di metri: anche qui il pavimento era coperto di acqua e ad intervalli regolari erano posti dei supporti per il soffitto a volte di legno a volte di pietra; cercando di capire dove portasse il corridoio e consultandomi con Tarbash arrivai alla conclusione che saremmo quasi certamente sbucati a Mith Drannor, quindi valutai la possibilità di tornar indietro e finire l’esplorazione del Poliandrum , ma Lamariel mi dissuase sostenendo che “sentiva” che era importante proseguire. Gli diedi ascolto proseguimmo per quasi un chilometro in direzione di Mith Drannor quando il passaggio iniziò a salire diventando asciutto e fece una brusca curva terminando con una scala e una massiccia botola di legno. Provammo ad aprirla ma non ci fu verso, così provai a sfondarla ma l’operazione richiese l’utilizzo dei miei strumenti da lavoro: martello, scalpello piede di porco; lavorando notai una seria di chiodi piantati dall’alto come se delle assi fossero state inchiodate sulla botola; continuando la demolizione riuscii finalmente a creare uno spiraglio abbastanza grosso da infilarvi la testa e usando la scurovisione capii di trovarmi in un magazzino polveroso il cui pavimento è stato rifatto coprendo quello sul quale la botola era presente. Terminai di sfondare la botola e uscimmo nel magazzino: una sottile linea di luce giungeva da delle scale che portavano verso l’alto; improvvisamente però vidi la luce delle scale tremolare e ondeggiare come se l’aria prendesse forma e improvvisamente mi ritrovai a contemplare non più la line a di luce ma due puntini rossi circondati da due bue cavità oculari di un viso spettrale sovrastante il corpo di un elfo morto dalle lunghe vesti ondeggianti come se un vento spettrale le muovesse; nei miei studi sui non morti lessi che queste erano le caratteristiche comuni di un potentissimo non-morto chiamato “lich”, comunemente un mago che ha abbracciato volontariamente la non-morte nella ricerca dell’immortalità: un avversario ben al di sopra delle nostre capacità. D’un tratto la fuga mi sembro l’unica soluzione saggia da prendere e arretrai nel passaggio tirando per un braccio Lam che invece era rimasto impietrito, forse paralizzato da qualche sortilegio del malvagio spettro. Iniziavo a disperarmi quando Lam mi scansò e lo sentii scambiare parole in elfico con lo spettro, non le capii ma il nono non sembrava ostile così, mi rilassai e smisi di tirare Lam per il braccio capendo che la mia reazione forse era stata alquanto stupida. Dai giorni della fuga, quando è saltato fuori il mio istinto, mi capita spesso di agire d’impulso, a volte mi salva la vita ma altre volte mi fa compiere azioni imbarazzanti nelle quali ancora non mi riconosco.

Riemersi lentamente dal buco per incrociare nuovamente lo sguardo del “lich” che iniziò a muovere una mano nell’aria sicuramente per lanciare un incantesimo; il mio istinto mi stava urlando di gettarmi a terra per evitare la scarica di energia che sarebbe scaturita dalla mano del mago, ma riuscii a reprimerla imponendomi di rimanere calmo. Successivamente il “lich” iniziò a parlare in perfetto nanico presentandosi: “Mi chiamo Molostroi e sono un “guardiano balinor”, non voglio farvi del male”, la sua voce era lieve e pareva venire da lontano(altra cosa che avevo imparato durante i miei studi), tutti ci presentammo e ciò mi fece rendere conto che l’incantesimo che aveva lanciato è di mia conoscenza e permette di comprendere tutti i linguaggi. Molostroi ci rivelò che anche lui come noi era un nemico dei cultisti del drago, e che richiedeva il nostro aiuto per ostacolare i piani del nostro comune nemico: ci spiegò che in città si trovava un tremendo non morto, un drago-lich di nome Pelendralar, una creatura molto pericolosa e che grazie ai piani dei cultisti sarebbe diventato una creatura semidivina grazie all’immersione nella “Polla della radianza”, questo era dunque il piano dei cultisti! Una forte determinazione cresceva in me, man mano che parlavo con questo antico guardiano e il timore ne fu completamente spazzato via. Come in un consiglio di guerra gli chiesi che cosa potevamo fare per aiutarlo e ci disse che il suo piano era di ostacolare il più possibile i cultisti sottraendo oggetti dalle tombe, cosa che già stavamo facendo e inoltre ci rivelò che grazie allo “Scettro di Rotilion” avremmo potuto distruggere il filatterio di Pelendralar che altrimenti sarebbe stato indistruttibile. Gli feci allora vedere il medaglione appena recuperato e lui mi confermò che esso era la chiave per aprire la tomba di Rotilion. Scambiammo con lui ulteriori informazioni utili e venimmo a sapere che il Mithal di Mith Drannor ,che io ero particolarmente ansioso di vedere, era stato manipolato e corrotto dai cultisti che gli avevano dato il potere di trasformare i lineamenti normali di una persona in quelli rettiloidi di un drago, caratteristica che abbiamo notato in alcuni dei cultisti nella torre delle ossa. Un’altra informazione utile che ci ha comunicato era quella della presenza di un altro gruppo di avventurieri dentro Mith drannor che sono in contatto con lui e cercano di rallentare i preparativi per l’immersione del drago nella polla, la cosa mia ha rincuorato e aumentato la mia determinazione nel mandare all’aria i piani dei cultisti; prima mi sembrava si essere un piccolo sasso che rotola su una frana sperando di smuovere l’intera massa delle rocce mentre ora vedo attorno a me molti altri sassolini e sono convinto che assieme potremmo dar crollare tutta la frana. Concludendo la discussione Lam gli chiese se avrebbe potuto seguirci e guidarci nella tomba di Rotilion, ma lui negò la possibilità dicendo che anche lui era un lich e che il suo filatterio era nelle mani dei cultisti, quindi i suoi poteri erano alquanto limitati e non avrebbe potuto seguirci. Congedandoci quindi da Molostroi ci disse che avremmo potuto ritrovarlo qui per parlargli di nuovo, poi siamo ritornati sui nostri passi inoltrandoci nel buio passaggio verso il Poliandrum. Arrivati alla tomba, ci richiudemmo alle spalle l’enorme porta di pietra e portammo con noi le due spade-chiavi in modo da sigillare il passaggio; ma all’uscita della tomba nonostante tutte le nostre precauzioni qualcuno ci stava attendendo. Un drappello di cultisti guidate da un necrofante ci intimò di uscire e arrenderci; ma ovviamente noi scegliemmo di combattere e io mi scagliai fuori dalla tomba lasciandomi spinto da un odio cieco, non pensai a tattiche o a stratagemmi quello che contava era vincere o morire, la schiavitù non era tra le mie opzioni. Mentre combattevo notai alle spalle dei cultisti degli schiavi, e uno in particolare colse l’occasione per ribellarsi e attaccare alle spalle i nostri comuni nemici dandoci un notevole vantaggio tattico; l’omone dalla carnagione olivastra sembrava sapere il fatto suo anche con un rozzo piccone come arma, ma la battaglia sembrava volgere in nostro sfavore. Venni poi sorpreso da un forte dolore bruciante al petto, feci in tempo a girarmi versi il maledetto necrofante che ancora teneva la sua maledetta bacchetta puntata verso di me prima di perdere i sensi e stramazzare al suolo… Da quello che mi hanno raccontato lo scontro è stato concluso all’ultimo sangue, e con notevoli difficoltà dai miei compagni, non eravamo pronti per uno scontro del genere ed è un miracolo che non sia stato ucciso da quella scarica di energia. Mi svegliai con la sensazione di essere leccato da un grosso cane con la sua calda lingua umida; mi svegliai infastidito, e aprendo gli occhi incrociai lo sguardo di Lamariel a una decina di centimetri dalla mia faccia, capii allora che era stato il suo spirito di lupo ad aver lenito le mie ferite, probabilmente mortali. Alzatomi da terra vidi che anche lo schiavo dalla pelle olivastra era caduto ma il suo petto ancora si muoveva e intervenni con le poche energie rimaste per salvargli la vita; quando si svegliò mi ringraziò appellandomi con il nome di “Mastro nano”, e a Lamariel con “Messer elfo”, il suo linguaggio aveva uno strano accento “barbaro” ma i suoi vocaboli denotavano la sua classe sociale, disse di chiamarsi Hasim alkasè o qualcosa del genere, non ho capito bene siccome Lamariel dopo essersi avvicinato “annusando” il guerriero e facendo una brutta smorfia seguita da un soffocato “stupido umano” ci fece notare che non era tempo per le presentazioni e ci intimò di avviarsi in un luogo sicuro; gli schiavi che non avevano preso parte al combattimento ci seguirono come cani. Durante il viaggio verso il weir che ci aveva dato rifugio la notte scorsa Lamrariel mi si avvicinò sostenendo che non gradiva che gli “umani” ci seguissero siccome ci avrebbero fatti scoprire, io gli risposi che non potevamo cacciarli, sarebbero stati catturati entro breve dia cultisti, e poi il guerriero dalla pelle olivastra sarebbe potuto tornarci utile; lui sembrò molto contrariato ma proseguì senza ostacolare gli umani. Arrivati all’albero ci rifugiammo sui suoi ampi rami; era il momento delle presentazioni; i tre schiavi erano poco più che dei ragazzi ed dissero di provenire da sud del Condath, mentre il quarto uomo dal nome impronunciabile sostenne di provenire da ……………… una terra desertica sove vivono tribù nomadi con un forte senso dell’onore, Jihh ebbe una interessante discussione con lui confrontando le sue conoscenze su questa terra lontana con l’esperienza diretta di Hazim El-Kasseh (mi sono fatto dire come si scrive poco fa!). Terminata la discussione decidemmo di comune accordo di rimandare le parole alla mattina seguente eravamo tutti stanchi e feriti.

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