16 Flamerule

16 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

Questa mattina presto, abbiamo terminato di discutere delle decisioni da prendere in giornata e, come era giusto che fosse, Lamariel ha portato in evidenza il problema di cosa fare con i tre ragazzi del Condath; non erano di certo dei guerrieri e non avevano esperienza, di sicuro non avrebbero potuto seguirci nella nostra lotta, d’altronde non sarebbero sopravvissuti in questa foresta selvaggia. Il problema era reale e la soluzione non era immediata, così iniziai a ragionare; il filo dei miei pensieri venne interrotto da Lam che mi fece cenno di appartarmi assieme lui e Jihh; scesi a terra espresse la sua idea: ucciderli! La cosa mi fece trasalire e chiesi spiegazione di questa volontà, la sua risposta fu molto semplice e troncò gran parte del fiume di parole che stavo per riversargli addosso: quando viveva ancora con la sua gente, il suo mestiere era quello del cacciatore, come già sapevo, ma quello che non sapevo era che le sue prede erano uomini!Lamariel è un cacciatore di uomini! Questo mi aprì gli occhi su alcuni suoi strani comportamenti e frasi, decisi così di non replicare e dicendo semplicemente di escludere a priori la possibilità proposta da Lam; come speravo, Lam non insistette forse capendo che per me o Jihh la cosa non era accettabile. Jihh propose di trovargli un nascondiglio sicuro ma a parte il gigantesco Weir non vi erano luoghi sicuri nella foresta, non trovammo una soluzione e allora decidemmo di proseguire la discussione senza isolarci. Ponendo il problema agli altri scoprimmo che El-Kessem non voleva fuggire ma voleva rimanere assieme a noi per combattere i cultisti, la cosa mi rese felice e Jihh sembrava felice quanto me di avere trovato un altro compagno di viaggio, a differenza di Lam la cui espressione irritata e il suo sguardo tagliente erano più eloquenti di qualsiasi parola. Poi il silenziò calò e rimasero gli sguardi a colmare lo spazio vuoto…fu allora che il mio passato si fece presente, una reminescenza dal passato saettò nella mia mente e mi ricordò chi sono: il mio popolo, la mia casa, la mia cultura, che cosa avrebbe deciso un qualsiasi nano degli Stoneshield in questo momento? La situazione dei ragazzi era simile alla mia, fino a qualche giorno fa: avevano perso la propria Pietra ed era chiaro che noi non saremmo mia potuti essere una pietra adatta alle loro Forme, dovevano andarsene e cercare di cambiare o la propria Pietra o la propria Forma, nella foresta si sarebbero trovati faccia a faccia con la natura selvaggia e avrebbero dovuto compiere le proprie scelte per sopravvivere, se noi gli avessimo dato assistenza avremmo fatto più danni che mai alle loro Sculture, avrebbero plasmato le loro forme usandoci come base e appena ci saremmo separati(a fatto che fossimo riusciti a farli sopravvivere assieme a noi) sarebbero diventati dei deboli delle persone prive di forza di volontà o forse peggio; dovevano essere loro gli artefici della propria scultura! Non noi! Espressi quindi la mia volontà di allontanarli da noi spiegando la mia teoria e sperando che tutti capissero il mio punto di vista, principalmente i ragazzi, probabilmente mi avrebbero odiato o sarebbero morti per le mie parole. Inaspettatamente nessuno mi contrastò e furono tutti d’accordo, i ragazzi accettarono la decisione presa senza obbiettare ma la paura si leggeva nei loro occhi; così decisi di dargli una mano facilitando la loro partenza con qualche razione di cibo e dandogli consigli utili si cose da fare e cose da non fare mai, gli altri seguirono il mio esempio dandogli preziosi consigli sulla vita all’aperto, in fondo io conosco da poco la superficie e non sono propriamente un conoscitore delle foreste! Gli demmo delle armi recuperate dai cultisti e gi congedammo da loro, nonostante abbia fatto tutto il possibile per farli sopravvivere fino alla città più vicina, non riesco a staccarmi di dosso il ricordo dei loro sguardi impauriti; mi sento male a pensare che probabilmente ho mandato incontro ad una morte atroce tre giovani ragazzi. Successivamente ho iniziato a invitare i rimanenti a prepararsi per partire e dirigersi verso il poliandrum, Lam era già pronto anzi mi aveva anticipato e sembrava impaziente di partire, gli altri si prepararono in breve tempo; Al-Kassem mi si avvicinò dicendo di volermi raccontare la sua storia, e di come era finito in questo luogo sperduto. Iniziò a raccontarmi di come lui venga da Auroch una terra desertica piena di sabbia, costellato da tribù nomadi in perenne contrasto con dei malvagi maghi che vivono su delle città volanti; lui viene da una di queste tribù che ha deciso di dedicare la propria esistenza a sorvegliare un portale dimensionale presso un’oasi, da questo portale escono a intervalli irregolari vari tipi di demoni e creature mostruose; nonostante ciò sembra che i demoni non fossero i loro unici problemi siccome durante un attacco dall’esterno Al-Kassem, e molti altri del suo clan, è stato costretto a ritirasi nel portale per evitare la morte ma il portale era instabile; prima ha fatto passare sua moglie e figlio e poi è entrato lui ma per un crudele scherzo del destino è finito in un luogo diverso da quello della sua famiglia e si è ritrovato nella stessa caverna dove ci siamo ritrovati noi; poi è stato catturato dai cultisti che lo hanno reso schiavo. Lamariel mentre discutevamo è spuntato improvvisamente alle sue spalle e ci ha invitato a proseguire verso il poliandrum; allorché, dando ragione a Lam, ho pregato Al-Kassem di proseguire la storia in un altro momento, non per mancanza di interesse ma quello non era il momento per le lunghe discussioni, avevamo già perso una buona ora a discutere sul destino del resto degli schiavi e non potevamo permetterci di perderne altro. Come al solito Lam e Robalend ci hanno guidato verso il poliandrum avvicinandoci alla tomba Rotilion; stavo già per estrarre la runa delle stelle quando Lam attirò la mia attenzione indicandomi la tomba, già visitata, di Kesefehon; quella con la runa del lupo sulla porta. Improvvisamente mi tornò in mente l’orrore nascosto dentro di essa e il giuramento fatto di liberare dalla non morte il corpo malato di Kesefehon, con tutte le cose successe ieri mi era quasi passato di mente. Entrammo pronunciando le parole arcane che i cultisti ci avevano ingenuamente consegnato e ci avvicinammo al passaggio segreto che chiudeva la splendida camera sepolcrale del condottiero elfo; Lam stava già aprendo il passaggio quando lo fermai dicendogli che avevo un piano per sconfiggere il potente non morto: se mi avessero concesso dieci minuti avrei disegnato una runa sulla porta in grado di arrecare gravi danni ai non morti che l’avrebbero oltrepassata, quindi non dovevamo fare altro che attirare fuori dalla camera il morto vivente e finire il lavoro una volta “ammorbidito” dalla luce divina della runa. Lam fu d’accordo e mi misi quindi a tracciare i simboli magici necessari, notai con piacere quanto tutti si interessarono ai simboli che stavo tracciando. Quando terminai, notai che Lam aveva tracciato al suolo il suo consueto circolo spiritico, contenente un lupo stilizzato, poco lontano e stava proprio in quel istante lanciando due ossicina su di esso; tutte e due si fermarono sulla testa… non so cosa significasse per Lam ma dalla sua espressione compiaciuta capii che era un segno positivo; così ci preparammo, armi alla mano ad affrontare l’orrenda creatura. Aprimmo la porta e un piacevole odore di fiori ci investì, ma non ci lasciammo trarre in inganno sapendo quale orrore racchiudeva quella stanza; entrammo trovando il sarcofago richiuso, io percepii la forte emanazione al suo interno e invitai gli altri ad aiutarmi a sollevare il coperchio, appena aperto saremmo tutti corsi fuori. Riuscimmo a sollevarlo grazie agli sforzi mentali di Jihh e appena finito di ruotarlo su se stesso scappai fuori aspettandomi di venire seguito da tutti coma da accordi; non fu così. Lam e Al-Kassem rimasero all’interno e il forte fragore di roccia frantumata che avevo appena sentito non prometteva nulla di buono; sporgendomi dall’angolo vidi i due impalati davanti all’orrendo cadavere che si stava sollevando dalla tomba, qualcosa era andato storto. Jihh anticipò il mio ingresso con uno scrosciante getto di fuoco che avviluppo il mostro, poi io mi avventai su di lui caricandolo con un possente fendete alla testa; sorprendentemente nonostante la forza del colpo esso non ottenne alcun effetto! Rimasi basito e di tutta risposta lui mi colpì con un tremendo pugno al petto che mi fece arretrare di qualche metro! La sua forza era sovraumana! Ripresomi dal tremendo impatto mi resi conto che dietro di me la figura paralizzata di El-Kessem stava fluttuando verso l’uscita trascinata di poteri telecinetici di Jihh e Lam era già sparito, stavano tutti rispettando il piano nonostante le apparenze!Mancavo solo io! Rendendomi cono di ciò mi affettai verso l’uscita sentendo lo spostamento d’aria di un altro colpo dietro di me; arrivato incolume fuori dalla porta trovai i miei compagni pronti a ricevere la carica del mostro e io mi schierai con loro, in attesa. È in questi momenti che vedo la forza della nostra unione, quando combattiamo siamo sempre più potenti, la nostra forza è inarrestabile! Quando siamo uniti in questo modo e i nostri spiriti si muovono all’unisono non c’è nemico che ci possa resistere. È in questi momenti che mi rendo conto che noi “possiamo” portare a termine questa sfida, sconfiggeremo il male! Il corpo senz’anima non tardò ad arrivare! Era velocissimo! Ma non si aspettava di venire investito in pieno da una luce divina proveniente dal suolo! Essa lo mutilò bruciandogli tutta la parte inferiore del corpo, ma questo non fermò la sua corsa, sembrava inarrestabile. Jihh, con sangue freddo, intercettò la sua corsa e lo incenerì con un getto di fiamme. Questo è stato il nostro modo di rendere onore allo spirito immortale del valoroso elfo, liberando il suo corpo dalla corruzione, sono sicuro che il suo spirito si ricorderà di noi ora che è libero. Terminato di risistemarci dopo lo scontro uscimmo dalla tomba di Kesefehon per proseguire la nostra missione: trovare lo scettro di Orbach. Ci dirigemmo quindi alla tomba adiacente a quella in cui eravamo: la tomba di Rotilion, una splendida struttura scolpita nel marmo che entra nel fianco della parete rocciosa che delimita il poliandrum, sulla sua mastodontica porta di pietra giacevano molte rune con vari significati, ma quella che svettava al centro di tutte era la runa elfica della Stella; consci di possedere già la chiave per entrarvi pronunciammo la parola chiave le porte obbedirono al comando. Un lontano fragore di roccia in movimento iniziò a farsi sempre più vicino e la terra iniziò a tremare in risposta la fortissimo suono che ormai stava raggiungendo livelli intollerabili; in risposta la porta di pietra iniziò ad aprirsi lentamente verso l’interno della tomba rivelando tra le due ante un filo di una accecante luce bianca che ci costrinse a chiudere gli occhi. Poi, lentamente, come tutto era iniziato, tutto finì, ma le porte erano ora spalancate lasciando intravedere uno spoglio salone illuminato a giorno, ma quello che stupiva maggiormente era una scintillante runa, radiante di luce bianca, sospesa a mezz’aria tra gli stipiti della porta. La prima frase che mi uscì dalla bocca fu: “Per la barba di Moradin! Ma perché diamine i tuoi cugini elfi devono sempre essere così pomposi?!”, rivolgendomi a Lam, “ora tutto il poliandrum sa che siamo qui” Lo sguardo quasi divertito di lam mi fece capire che non conosceva la risposta, e mi disse che era meglio sbrigarsi ad entrare prima che arrivasse qualcuno; la runa però ci fece esitare. Mi avvicinai cercando esaminando la complicatezza delle sue linee e cercando di scavare nella mia memoria per farmi tornare in mente se avessi mai visto una runa di questo tipo. Non mi venne in mente nessuna runa detek di mia conoscenza, ma notando alcuni dettagli e facendo due più due capii che la runa era l’emanazione di un potente incantesimo, era in qualche modo simile alla runa che ho usato conto il non morto di Kesefehon, inoltre secondo i miei calcoli la runa si sarebbe già attivata solo guardandola e visto che non era successo ancora nulla di spiacevole probabilmente non possedevamo le caratteristiche necessarie per attivarla(per fortuna!). Altro elemento rassicurante erano le incisioni sopra l’entrata…………….. probabilmente non era stata creata per tenere lontano chiunque dalla tomba ma solo certe persone. Esposto la mia teoria al gruppo Lam decise di fondarsi all’interno, evidentemente ritenne più che giusto il mio ragionamento!(se continua ad agire così d’impulso prima o poi finisce male) Successivamente tutti passammo attraverso la runa incolumi ed ammirammo l’interno del salone d’ingresso: quattro alcove si trovavano sulle due pareti adiacenti a quella della porta, due per ognuna, e ognuna di esse era dedicata ad una particolare attività artigianale, la fabbricazione di archi, la lavorazione delle pelli, la forgiatura del ferro e la gioielleria. Tutti ci precipitammo ad osservare le alcove che sembravano essere propriamente delle esposizioni per dei visitatori. Sul fondo di ogni alcova si trovano due pezzi di pelle conciata con sopra iscritti segreti e consigli per creare dei capolavori in ogni campo artigianale trattato; ovviamente mi recai subito dall’alcova dei gioielli e gemme dove si trovava una splendida forgia da gioielliere con annesso uno splendido crogiolo decorato e pinze adatte a prenderlo quando è rovente; molti altri attrezzi del mestiere erano esposti in perfetto ordine; passando in rassegna le gemme mi accorsi che in effetti erano tutte delle pietre dure di scarso valore tagliate però come le pietre preziose e questo dettaglio confermò lo scopo espositivo delle alcove; feci poi per prendere le stole di pelle con le iscrizioni che rappresentavano il vero tesoro, ma appieno ne toccai una mi accorsi della sua fragilità e di come fosse impossibile spostare questi tesori di conoscenza, sembrava che il tempo fosse stato particolarmente inclemente con tutti gli oggetti deperibili di questa stanza; l’unico oggetto che sottraemmo alle alcove fu un finissimo coltello da intaglio singolarmente non intaccato dal tempo, appartenete alla zona fabbricazione archi che Lam decise di prendere, siccome lui è esperto in questa arte. La nostra contemplazione venne interrotta da un vociare proveniente da fuori la tomba e tutti ci preparammo, armi alla mano ad affrontare i cultisti, ma quel momento non giunse siccome dopo essersi avvicinati all’entrata sono sfuggiti in preda al panico come se avessero visto un mostro; subito capimmo che era l’effetto della potente runa a tenere lontano i malintenzionati. Proseguimmo l’esplorazione della tomba inoltrandoci in un sistema di corridoi tappezzati da arazzi e quadri rappresentanti scene di vita quotidiana di mith drannor e una perfetta statua rappresentante il defunto: il giudice Rotilion. Un’altra ala racchiudeva due archivi contenetti un innumerevole quantità di atti giudiziari ordinati per data risalenti ovviamente all’età di Mith drannor; la cosa insolita era che sia gli arazzi che gli archivi erano stati particolarmente intaccati dal tempo quasi come se fossero stati immersi in acqua e poi marciti, proprio come le stole delle alcove degli artigiani. Il resto del complesso sotterraneo sembrava assolutamente pulito, ovvero, non poteva essere stata l’acqua a far marcire tutto in questo luogo era di sicuro un effetto insolito; comunque l’effetto di tutto ciò fu che nessuno dei registri dell’archivio, una fonte di conoscenza di inestimabile valore per la storia, era andata irrimediabilmente persa, le pagine si sbriciolavano solo a sfiorarle e le rilegature erano distrutte. Jihh però non volle darsi per vinta, volle a tutti i costi provare ad estrarre dallo scaffale l’ultimo libro dell’archivio, per lei era troppo importante e tutti potevamo capirlo. Con un po’ di pazienza iniziò ad estrarre il libro facendo molta attenzione a non staccare la costa del tomo; dopo esserci riuscita iniziò ad aprire il libro e nel farlo notò che una pagina di colore diverso sembrava sporgere dalle altre; Jihh la estrasse delicatamente e il suo sguardo si illuminò dopo averla letta, disse: “Preghiere a Lathander, ci siamo riusciti amici!”. La sorpresa fu grande e la felicità fece capolino nei nostri animi, tutti iniziarono a dirmi di tirare fuori il libro di preghiere dallo zaino! Lo estrassi e lo aprii nel punto dove mancava una pagina, l’unica, l’ultima! Avvicinai il foglio, intaccato dal tempo, come tutto il resto del libro, ed esso magicamente si riattacco al libro senza lasciare traccia sul foglio; lessi in silenzio le frasi ivi contenute, chiusi il libro, poi alzai gli occhi verso i miei compagni che mi osservavano. Improvvisamente una calda luce gialla scaturì dal libro e come il primo raggio di sole che fa capolino nelle tenebre notturne, essa affrancò il nostri spiriti infuse una calda sensazione di calore solare nelle nostre membra; la notte era passata! Ora che Lathander in persona, il dio del mattino, illumina il nostro cammino sui sentieri bui di queste tombe, ho la certezza che i piani dei malvagi cultisti sarebbero stati spazzati via dal potere della giustizia; e io sono onorato di poter far parte di questo movimento, il potere del passato ritorna a vivere in noi. La memoria della splendida Mith drannor rivive nelle nostre azioni e man mano che proseguiamo con questi propositi mi sento sempre di più un cittadino di questa antica e misteriosa città simbolo di fratellanza, giustizia, onore e soprattutto pace per tutte le razze del mondo; una patrimonio culturale, un sogno, un utopia resa reale dai grandi personaggi che in passato hanno calpestato questo suolo prima di noi. Improvvisamente divenni conscio degli insegnamenti di Lathander come se il libro me li avesse trasmessi con la sua luce: Lathander professa la compassione, l’aiutare gli altri è la cosa più importante, attraverso l’aiuto del prossimo aiutiamo anche noi stessi, proteggere gli indifesi e consolare gli affranti; il libro è inoltre un ampio canale che conduce all’essenza del dio e mi permette di canalizzare potenti energie di guarigione; non ne sono del tutto sicuro ma sentendo la potenza pulsante che scaturisce dal libro in ogni momento potrebbe darsi che riuscirei addirittura a compiere atti di compassione suprema come la resurrezione! Gli insegnamenti di questo dio sono in qualche modo simili a quelli di Shandrilar e di Berroan Truesilver. Proseguimmo aprendo l’unica porta della tomba, vecchia e logora dagli anni, El-Kesseh fu costretto a sfondarla siccome sarebbe stato impossibile farla girare sui cardini. Dietro di essa si aprì una stanza contente un sarcofago il cui coperchio consisteva in una lastra di vetro spessa almeno quindici centimetri, le pareti erano di un marmo bianco ma le venture non erano grigie o verdi ma dorate, questa non poteva essere una pietra naturale, non ne avevo mai vista una simile, era di sicuro una creazione magica degli antichi. M’intrufolai a fianco di El-Kesseh per ammirare da vicino le venature d’oro, quando un’ombra si proietto sulla parete opposta alla porta. Una figura nera si alzò lentamente da dietro la tomba e la visione ci lascio letteralmente impietriti, un mago non avrebbe saputo paralizzare meglio quattro persone nello stesso istante! Era un Illithid! Un maledettissimo Illithid!Che cosa ci faceva qui? Inoltre non era un normale Illithid sembrava che i suoi tentacoli fossero secchi e le sue membra scheletriche era senza dubbio un morto vivente! Un messaggio telepatico mi giunse dalla mente di Jihh e mi informò di sapere dell’esistenza di queste rare creature, Illithid che attraverso oscuri rituali riescono ad ottenere la vita eterna in un modo molto simile ad un lich! Una avversario certamente oltre le nostre capacità, saremo finiti uccisi da questo orribile essere o peggio resi suoi schiavi per il resto della nostra vita, dovevamo scappare ed è quello che abbiamo fatto. La prima cosa che fece fu evocare ,con un lieve movimento della mano ossuta, un orribile mastino delle stesse dimensioni di Sharn, ma dalle spoglia decisamente demoniache e spronarlo al nostro inseguimento. Mi diressi verso l’uscita, come tutti, ma le urla strazianti di Robalend mi frenarono e, memore degli insegnamenti di Lathander appena appresi, ingoiai la paura della morte e tornai indietro, non potevo lasciare che i miei amici fossero uccisi! Mi girai, e mi trovai sulla traiettoria dell’Illithid che camminava verso di me e, come prima ebbi la vaga sensazione che il suo sguardo andasse oltre di me e che noi fossimo come delle fastidiose formiche sul cammino di un uomo, incapaci di fermarlo, insignificanti per lui. Decisi di reprimere il mio buon senso e mi aggrappai a questa sensazione mandando una silenziosa preghiera a Moradin… mi feci da parte e lui mi passò accanto e mi sorpasso ignorandomi totalmente! Il mio istinto non sbaglia mai, è stupefacente! Mi diressi di corsa in direzione delle grida e feci in tempo ad intercettare il muso del cagnaccio infernale prima che potesse arrecare ulteriori danni, da un’altra diramazione vidi Lam avventarsi su suo posteriore lacerando con i suoi artigli affilati le sue carni e provocando la fuoriuscita di un sangue giallastro. Robalend sgattaiolò ferito dietro di me mentre dalla mia sinistra intravidi la spada di El-Kesseh conficcarsi nel suo ventre seguito da una accecante lampo di fuoco che uccise la creatura; il suo copro iniziò a sfrigolare e sciogliersi e a sfrigolare emanando un puzzo orribile per poi evaporare e scomparire nel nulla. Non vi era più traccia ne del lupo ne dell’Illithid; nessuno di noi riuscì a trovare una spiegazione logica per la presenza di questa creatura in questa tomba antica. All’interno della camera sepolcrale non vi erano decorazioni o altri fregi ma dietro la tomba, dove stava acquattato l’Illithid c’era un piccolo scrigno, dentro di esso un discreta quantità di monete di conio antico, due tubi da pergamena e una statuetta; Tarbash ci confesso che quelle monete potevano valere una fortuna e quindi decidemmo di portarle con noi anche se qualcuno come El-Kessem non voleva nemmeno toccarla sostenendo che era maledetta dall’illithid. Dentro la tomba giaceva il corpo, come sempre intatto, di Rotilion; assieme a lui erano sepolti un lungo bastone con un a potente aura magica, dall’aspetto sembrava un bastone da mago. Accanto al corpo giaceva un medaglione con sopra incisa la runa del sole e una parola chiave scritta su una piccola pergamena, ma non trovammo il tanto agoniato scettro di Orbach; in quel momento ci venne il dubbio di avere frainteso il Balinor e di avere sbagliato tomba, ma siccome abbiamo trovato la chiave per un’altra tomba abbiamo interpretato che egli ci abbia indicato la tomba dove trovare la chiave della tomba di Orbach che altrimenti sarebbe stata inaccessibile. Ci avvicinammo allora alla sinistra tomba con la runa del sole a sigillare le sue porte; il sui aspetti e conformazione somigliavano tantissimo a quelli della Torre delle ossa, che oltretutto era molto vicina: a poche decine di metri da essa. Avvicinandosi alla porta Lamariel estrasse e sorresse davanti a sé la runa del sole e pronunciò le parole chiave; la porta in risposta non si aprì, ma una crepa ne percorse la superficie, seguita da altre ed essa crollò come se fosse stata sfondata. Stranamente il fragore prodotto dalla rottura fu abbastanza lieve da non venire sentito dai cultisti e cos’ ci addentrammo giù per le scale che portavano ad un complesso sotterraneo. La prima cosa che notammo fu la tremenda puzza che scaturiva da essa, non di vecchio, non di umido e non di fiori, ma bensì, di sporcizia, pelo bagnato, escrementi e forse qualcosa di peggio. Scendemmo le scale per constatare che effettivamente il suolo dei corridoi di questa tomba era appunto ricoperto da ogni tipo di sporcizia e sudiciume, sangue, fango, muffe, funghi, alghe marce, e chi più ne ha più ne metta! Esplorando le prime stanze, sulle quale era montato uno strano fermo di legno rozzamente inchiodato al muro atto a non permettere che si chiudessero, incontrammo subito un uomo; nudo, sporco, ma in carne ed ossa, stava in quel momento macellando una mucca Cosa ci fa una mucca in una tomba? Ed un uomo? Egli reagì con stupore al nostro incorno e con un piccolo incantesimo di freddo, quasi innocuo, ma comunque offensivo e Azim lo atterrò con una presa ben fatta; sembrava non saper parlare ma dopo avergli permesso di lanciare un incantesimo, iniziò a parlare a stento in lingua comune. Ci disse di essere stato imprigionato qui, dai maghi della torre delle ossa, ma non i cultisti, i negromanti di Mith drannor che vi dimoravano e pensava fosse passato solo qualche anno da quel giorno. Gli chiedemmo dello scettro di Orbach e lui reagì dicendo di non sapere nulla di esso e ci disse di cercarlo oltre ma di evitare la parte destra siccome li dimoravano quelli che lui chiamava i suoi bambini; ci disse di andare al centro. Seguimmo il suo consiglio e ci incamminammo al centro per trovarci in una stanza contente due immensi gorilla dell’altezza di 3 metri circa!Che appena ci notarono iniziarono a battersi il petto e a minacciarci con i loro enormi pugni. Quel tizio ci aveva ingannati! Evitammo lo scontro e richiudemmo la porta, i gorilla non ci inseguirono; tornammo poi nella stanza dell’uomo nudo per constatare che era sparito, accidenti a lui! Continuammo l’esplorazione del sotterraneo e incontrammo quattro tipologie di creature; tutte e tre non potevano essere sopravvissute li dentro per centinaia di anni! Ma c’erano! La prime che incontrammo furono due leoni di montagna dentro una stanza che lasciammo perdere subito, poi altre stanze con quegli immensi gorilla(non capivo nemmeno come potessero entrarci li dentro!). Successivamente incontrammo una creatura che subito non riconobbi, ma Jihh mi disse che erano Bugbear, quelle creature vivono anche sulle montagne del Condtah e di solito sono malvagie, ma questa sembrava non essere ostile; Jihh capiva la sua lingua siccome l’aveva studiata all’accademia e ci disse che non voleva che entrassimo nel suo territorio; noi rispettammo il suo desiderio, dietro di lui ce ne erano altri e dato la loro innata abilità nel nascondersi potevano essere tanti. Allontanandoci da quell’area, esplorammo, anzi, per la precisione, Lam e Azim, esplorarono una sezione più bassa di sotterraneo allagata da un metro di acqua e tornarono dicendo che era abitata da enormi bestie umanoidi con tratti rettiloidi ma estremamente grasse forti, alcune di esse passavano il tempo a lottare tra di loro; in fondo vi era una stanza guardata a vista da quattro di quei bestioni con due scimitarre in una teca di vetro sospesa in aria. Dopo di ciò decidemmo di entrare in una stanza al livello superiore dietro la quale si sentivano discutere in un linguaggio sconosciuto due esseri, uno aveva una voce gutturale sicuramente non umana, l’alto invece sembrava decisamente umano e decisamente simile alla voce dell’uomo nudo. Entrammo aprendo la porta di colpo e i due rimasero sorpresi di vederci, il non umano era uno di quei bestioni squamosi, stavano discutendo ai lati opposti di un bestione dall’aspetto decisamente grinzoso e morto. Il bestione mise mano alla sua enorme clava e l’uomo non sembrava avere buone intenzioni siccome, disse qualcosa al bestione e lui non si fermò. Jihh immobilizzo subito il bestione che si mise a muoversi per la stanza inebetito e l’uomo venne nuovamente bloccato da Azim; lo minacciammo e lo intimammo di rivelarci dove si trovava lo scettro di Orbach. Messo alle strette iniziò a collaborare, ci disse di Chiamarsi Famras e di essere stato imprigionato in questa tomba dove giacciono anche i suoi cari a morire, ma lui evocando bestie per nutrirsi riuscì a sopravvivere riducendosi in quello stato. Siccome lui dava da mangiare a tutti in quel luogo lui era come un’entità neutrale tra le varie fazioni ostili e lo obbligammo a garantirci, libero passaggio nella zona allagata, dove si trovava la camera sepolcrale di Orbach, disse che avrebbe provato a tenere buoni i bestioni squamosi ma che non avrebbe potuto garantire che avrebbero collaborato. Ci guidò quindi nella camera con le scimitarre facendoci passare inosservati davanti alla camera con i bestioni che lottavano tra loro e vi entrò, noi aspettammo fuori sentendo che scambiava gutturali parole con quelle creature ma poi calò il silenzio… non accennava ad uscirne. Allora entrammo e i bestioni ci attaccarono subito, Famras non fu da meno, iniziò a scagliare maledizioni su di noi, una delle quali colpì Lamariel. In men che non si dica, un lampo di fuoco scaturito dalle mani di Jihh e subito dopo, Azim stesso , si scaraventarono sull’impostore e lo uccisero, gli altri bestioni si rivelarono meno pericolosi di quel che non sembrassero, anche se, devo ammettere, il potere di Lamariel di far riecheggiare un penetrante ululato stordente nelle teste dei nemici ci fu di grosso aiuto… magari se avesse fatto attenzione a non colpire anche me con questo terribile suono, la mia testa ora non dolorerebbe così tanto!Ma sono cose che capitano! Esaminando i bestioni morti e notammo una cosa singolare: erano perfettamente identici, tutti avevano uno sfregio che partiva dal labbro e finiva sotto l’occhio sinistro, e tutti gli altri particolari erano identici; sembrava veramente che fossero stati copiati, mai avevo visto cose del genere. Proseguimmo oltre questa stanza, ignorando le scimitarre in teca di vetro scendendo cautamente i pochi gradini lungo il corridoi e quello che ci si presentò davanti fu veramente raccapricciante! Una enorme creatura tentacolare dal corpo sferico e floscio si trovava per metà immersa nell’acqua putrida, i suoi tentacoli ondeggiavano ipnoticamente e su alcuni di essi si trovavano occhi e bocche piene di zanne affilate; un uomo nudo era sorretto da uno dei tentacoli e vi giaceva sopra in posizione di sollazzo, era Famras!Allora era vero! C’era più di un Famras in questi corridoi! La creatura ci notò e anche famras ci rivolse la sua attenzione; ci disse di come questa creatura si chiamasse “Belfiore”(assurdo)e di come lui fosse stato chiuso nella tomba dai negromanti della torre delle ossa, senza che si accorgessero che nelle falde del suo mantello si trovava questa flaccida creatura, che allora era ancora piccola. Ci disse che Belfiore ha la capacità di riprodurre la vita e di clonare tutto ciò che ha mangiato in passato, a caso senza poter prevedere cosa riprodurre, ma è solo grazie a lei che è sopravvissuto e tutte le creature di questo luogo sono figli suoi. Sia io che Azim dovemmo tenere a bada l’istinto di annientare quell’orrida creatura, ma entrambe ci rendevamo conto di quanto potesse essere pericolosa; c’era qualcosa di più oltre alla sua mole, in qualche modo che non mi so spiegare avvertivamo la sua profonda intelligenza e i suoi poteri, poi Jihh mi confermò che la creatura aveva dei vasti poteri mentali come lei e Lam. Il racconto di Famras continuò descrivendoci di come lui fosse sopravvissuto siccome in suo corpo veniva ricreato da Belfiore rimanendo sempre giovane e di come in questo luogo esistesse un delicato equilibrio tra le fazioni. Ci chiese che cosa stessimo cercando in questa tomba e ci disse che ci avrebbe permesso di saccheggiarla se noi gli avessimo permesso di uscire dalla tomba. Gli dicemmo dello scettro di Orbach e lui ci disse che si trovava proprio dietro di lui nel sarcofago e avremmo potuto prenderlo se avremmo mantenuto il patto. In quel momento mi venne in mente qualcosa su quell’orripilante essere: in un libro di leggende del mondo antico mi ricordai di aver letto di una creatura che infestava ogni sorta di ambiente, un nemico di tutti, una piaga, un tumore il cui unico scopo era quello di riprodursi e di riprodurre, mi ricordai di avere letto che intere legioni di bestie potevano essere guidate da poche di queste creature; tutte le razze del mondo antico hanno cercato un modo per eliminare questa infezione dal mondo ma nessuno vi è mai riuscito, nemmeno gli Illithid! Inviai a Jihh i miei pensieri, e di risposta lei mi disse che il comunicare in questa maniera non sarebbe servito a non farmi sentire, la bestia aveva sentito i miei pensieri… mi rispose. Il tocco della sua mente aliena era freddo ma tranquillizzante, mi disse che lei voleva solo vivere come tutti gli esseri di questo mondo, lei faceva parte del ciclo della vita, come noi e non aveva meno o più diritto di vivere di noi; dallo sguardo di tutti capii che questo messaggio era giunto alle menti di tutti i miei compagni. In quel momento fui veramente indeciso sul da farsi, e misi sul piatto della bilancia il peso dei due mali che stavamo ora combattendo: i cultisti e questa immonda creatura, il pericolo dei cultisti era di sicuro maggiore, non potevo rischiare di venire ucciso da questa bestia per poi lasciare liberi i cultisti di portare a termine il loro malefico piano. Espressi ad alta voce la mia idea, per me Belfiore e Famras potevano andare; poi fu Jihh a parlare e disse che voleva porre un ulteriore clausola: voleva che Belfiore evitasse di nutrirsi di esseri intelligenti. Dopo poco Belfiore rispose e disse che accettava le sue condizioni; Lamriel fece cenno di assenso, ma Azim sembrava restio ad esprimere un giudizio, guardandolo mi accorsi di come stesse tenendo a freno la sua rabbia. Mi rivolsi quindi a lui, gli dissi che anche io provavo i suoi stessi sentimenti ma che avevamo una missione da portare a termine e che avevamo già scelto il nostro sentiero, facendo una deviazione avremo potuto smarrire la strada e lasciare che i cultisti portino a termine i loro piani. Subito sembrò che le mie parole non fossero giunte alle sue orecchie, ma dopo qualche attimo pieno di tensione, i suoi muscoli si rilassarono e le parole “Va, bene, può andare” uscirono con un volume quasi impercettibile dalle sue sottili labbra. Famras interruppe il silenzio e con il sorriso sulla bocca disse: “Bene!Allora e deciso! Se foste così cortesi da spostarvi dall’entrata io e Belfiore saremmo lieti di lasciarvi soli. Ci facemmo da parte e l’enorme massa floscia si sollevò fuori dall’acqua sorreggendosi sui suoi potenti tentacoli, poi procedette verso l’uscita stringendosi e adattandosi al corridoio come se fosse una melma informe, la visione fu veramente raccapricciante! Rimasti soli ci dirigemmo sul fondo della stanza dove si trovava il sarcofago di Orbach, orridamente scolpito, come il resto della stanza, con forme di ossa accatastate; aprimmo il sarcofago e vi trovammo dentro vari oggetti: uno strano mucchio di ossa curiosamente legate da fili, un grosso cristallo circondato da una gabbia metallica in oro e platino, una decina di anelli in oro con un effige del teschio su di essi e, finalmente, lo scettro: una bastone nero con sopra montato un teschio umano. Questo oggetto emanava una forte aura magica, e sentivo la sua forza negromantica senza nemmeno toccarlo; allungai la mano ma fui fermato da Lamariel che mi disse:”Stai attento, non sai che cosa potrebbe succederti”, gli risposi che prima o poi avrei dovuto farlo, avremo dovuto usarlo per distruggere il filatterio del drago qualcuno lo avrebbe dovuto impugnarlo, gli chiesi poi se voleva farlo lui. Con un cenno del capo mi disse di no cosi procedetti lentamente ad afferrare lo scettro, il suo tocco raggelo il sangue e sentii parte della mia energia vitale abbandonarmi, sentii debole; Lam mi sorresse dicendo “Te lo avevo detto di star eattento”, io mi rimisi in piedi e gli dissi: “Lo so che lo dici per li mio bene Lam ma qualcuno doveva farsi carico di questo fardello, io forse posso resistere meglio di chiunque di noi ai poteri malvagi dello scettro”. Procedemmo fuori dalla stanza e notai Azim soffermarsi davanti ad una delle due scimitarre luccicanti dentro le teche di vetro; allora mi avvicinai a lui e gli dissi: “Vedo che quei due oggetti ti interessano, saresti capace di usarli?”, lui mi disse che era nato con una scimitarra in mano e che sono le spade tipiche del suo popolo. Non vi fu dubbio, qualsiasi cosa ci avrebbe aiutato contro i cultisti era da prendere cosi mi misi ad esaminare la teca, c’era un incantamento sui di essa ma non riuscivo a capire cosa fosse, mi persi per qualche minuto a contemplare il lucido vetro perfettamente piano e dagli spigoli vivi, poi soffermandomi sugli spigoli notai delle incisioni nascoste in un o spigolo e, decifrandole capii che erano dei glifi di protezione che si sarebbero attivati con la rottura della teca. Allora espressi la mia opinione di provare a romperle da una certa distanza; Lam estrasse subito il suo arco e montò la corda, uscimmo quindi tutti dalla stanza. La prima freccia andò a segno e incrinò la superficie di una teca senza romperla, il secondo colpo la distrusse provocando una piccola conflagrazione di fuoco, non mi sbagliavo! Fece lo stesso con la seconda teca e anche la seconda scimitarre cadde in acqua. Azim si avvicinò per raccogliere le spade, le impugnò entrambe e le fece roteare attorno a sé in una elegante e fluida forma, era decisamente nato per impugnare quelle spade; sembrava molto soddisfatto del ritrovamento. Una lieve distorsione nell’aria si formò al centro della stanza, stavo già temendo il peggio quando riconobbi la figura spettrale di Molostroi; Azim invece estrasse le scimitarre pronto a balzare addosso all’apparizione, so frani subito dicendogli che non era un nemico, sui si ritrasse in un angolo della stanza dicendo: “Maghi!Non c’è da fidarsi!”. Salutammo Molostroi e iniziammo ad aggiornarlo sugli avvenimenti ma lui, con una mano, fece cenno di silenzio e disse che aveva seguito i nostri movimenti e sapeva già tutto; gli chiedemmo quindi quale sarebbe stata la nostra prossima mossa, lui rispose che eravamo pronti per entrare a Mith Drannor e distruggere il filatterio del Lich, ci disse che l’altro gruppo di avventurieri era guidato da un altro guardiano balinor come lui e che il loro compito sarebbe stato quello di uccidere Pelendralar prima dell’immersione nella Polla della radianza, noi avemmo dovuto infiltrarci di soppiatto nel castello di Cormator, e distrugger il filatterio prima che il potente drago possa risorgere grazie ad esso e rendere la sua morte definitiva; ci disse di come entrambe i gruppi, noi e loro eravamo indispensabili per portare a termine il suo piano e di come, se uno dei due non ce l’avrebbe fatta, ogni tentativo ulteriore sarebbe stato inutile. In quel momento ebbi una vaga idea di che enorme ingranaggio noi facevamo parte, di come la riuscita della nosta missione fosse appesa ad un filo e di quanto fosse stata saggia la decisione di poco fa riguardo a Belfiore, per il bene del mondo intero noi dovevamo almeno tentare di distruggere Pelendralar; qui non c’è in gioco una città o uno stato ma si trattava di evitare la nascita di un nuovi dio malvagio il cui unico intento sarebbe stato distruggere e dominare tutto quello che di buono c’è nel mondo. Il balinor terminò la discussione dicendo che ora avremmo dovuto infiltrarci a Mith Drannor attraverso la timba di Lissic, il condottiero elfo la cui armatura era indossata da Lamriel e cercare un piccolo spiazzo vicino al nostro punto di uscita in città, apparentemente vuoto e con qualche maceria ma che in realtà era un’illusione che nascondeva un piccolo tempio dedicato a Sheanine-Moon bow una divinità elfica. Ci disse anche che la suo interno si trovava un letto di funghi bluastri e che dormendovi sopra avremmo potuto rigenerare le nostre ferite; lui per aiutarci ci avrebbe lanciato un incantesimo che ci avrebbe resi invisibili. Partimmo così nonostante la stanchezza di questa lunga giornata verso il passaggio segreto che conduce a Mith Drannor ed uscimmo nel magazzino abbandonato dove avevamo incontrato per la prima volta Molostroi; esplorammo il resto dell’edificio che costatammo essere un posto di guardia apparentemente fatto a misura di nano, deducendolo dalla misura dei letti e dall’altezza delle scrivanie. Dalle feritoie ammirammo la magnificenza di Mith Drannor, le sue altissime e appuntite torri che forano il cielo si stagliavano sull’orizzonte, esse erano ricoperte di miriadi di piccole luci danzanti che le avvolgevano, in alcuni punti queste luci danzavano nel vuoto facendo intuire che, in tempi remoti, li si trovava una torre, era come una lapide sulla tomba di una di queste immense torri. In mezzo a tutte le torri quella più grande e più alta era quella più vicina, non avevamo dubbi che quello fosse il castello di Cormantor, la capitale dell’antico regno di elfi che si trovava in questo territorio. Continuammo verso l’uscita quando incappai nei cadaveri ormai ridotti all’osso dai secoli di tre nani con addosso una splendida armatura; il tempo sembrava non avere avuto effetto su di essa se non per le parti in cuoi che non avevano superato il passaggio del tempo. In quel momento una fitta al cuore mi fece sobbalzare, il ricordo della mia casa, della mia città, della mia gente emerse dal profondo della mia memoria e per un attimo il dolore della loro perdita si fece sentire trapassandomi il cuore, per un attimo tornai quella creatura divisa e smarrita che correva nei cunicoli sotto le montagne del Condath. Poi mi ripresi e ritornai Dwimbar. Presi tutti i pezzi di un’armatura riponendo le ossa e la misi in un sacco proponendomi di ripararla il giorno seguente, Aziz si offrì gentilmente di portarla per me siccome il mio zaino non era abbastanza capiente; io apprezzai molto il gesto e lo ringraziai di cuore. Poi proseguimmo e uscimmo dall’edificio, di fronte a quella che sembrava essere una villa nobiliare, molte luci danzanti la avvolgevano, ma una di esse si avvicinò a noi nonostante fossimo invisibili e si espanse avvolgendoci con il suo bagliore e muovendosi assieme a noi; questo avrebbe reso inutile il nostro incantesimo! Lam ci disse che quella era una creatura e che la sua mente era estremamente malvagia, ci disse che lui avrebbe potuto nascondersi nelle ombre e voleva fare un tentativo per scacciarla. Si staccò dal gruppo diventando visibile e provò ad attaccare la sfera luminescente, essa sfuggi agilmente ai suoi colpi e per risposta gli scarico addosso una scarica elettrica che gli fece rizzar tutti i capelli poi si allontanò da noi. Ci dirigemmo allora verso lo spiazzo vicino al castello di Cormator seguendo le indicazioni di Molostroi e passando inosservati davanti ai drappelli di guardie disposte su via Dragon Eye dove si trovava l’ingresso al castello. Per Lam l’attraversata fu meno piacevole siccome incontrò sul suo cammino degli spettri non morti sul suo cammino che rischiarono di farlo scoprire dalle guardie. Arrivati allo spiazzo, non notammo nulla ma inoltrandoci in esso, una sensazione, come un ricordo emerse nelle nostre menti e scorgemmo il tempio di Seahanine davanti a noi, vi entrammo e non vi trovammo altro che un altare di pietra e un soffice tappeto di muschio bluastro sui quali Lam si lasciò subito cadere, strusciandovi il viso come un gatto che fa le fusa. Passammo il resto della giornata a riposare e a studia e i movimenti delle guardie attorno al castello di Cormator; io, nel frattempo, mi sono messo a scolpire rune magiche che mi avrebbero aiutato nella giornata successiva e ho iniziato a riparare l’armatura nanica utilizzando delle strisce di cuoio che Azim trasportava nel suo sacco e mi ha gentilmente donato.

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