17 Flamerule

17 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

La mattina ci siamo svegliati riposati e in forze nonostante le ore di tensione passate durante la notte; durante i turni di guardia sono state osservate bizzarre creature muoversi lungo le strade. Ci sono stati due avvistamenti di una bizzarra creatura con il corpo conico che fluttuava al suolo, nella parte piatta del cono spuntavano una bocca rotonda piena di fauci e quattro braccia umane; mi dicono che è entrato nel castello, praticando un foro attraverso un incantesimo gesticolato don le quattro braccia e poi, quando ne è uscito qualche ora dopo, è stato attaccato dal una dozzina di spettri ma lui si è protetto con un incantesimo conosciuto ma di una potenza estrema: una sfera prismatica che ha distrutto i non morti. Tutti eravamo svegli alle prime luci dell’alba, e qualcosa ci era successo durante la notte: eravamo in qualche modo consci di avere acquisito inspiegabilmente delle capacità magiche; levitazione, caduta lenta, percezione del corpo e molte altre forme di magia. Mentre stavamo discutendo di questi strani effetti magici una familiare distorsione nell’aria apparve sulla soglia del tempio; Molostroi apparve davanti a noi, ma la sua forma era traslucida e a tratti svaniva parzialmente come se facesse fatica a materializzarsi. Dopo i dovuti saluti ci disse che i cultisti erano a conoscenza del nostro operato nel Poliandrum e che avevano aumentato le difese del castello anche con incantesimi che gli rendevano difficile proiettare la sua immagine fuori da esso; ci disse che dovevamo agire in fretta siccome l’immersione di Pelendralar nella polla della radianza era imminente. Iniziò a tracciare con il suo lungo bastone dei solchi nella sabbia del pavimento e capimmo che stava tracciando la mappa del castello di Cormantor, ci disse che la parte in superficie non era di nostro interesse siccome ospitava il grosso delle forze del culto ed esplorare le stanze dimenticate ci avrebbe portato solo guai, ci disse poi che il castello si sviluppava per tre piani sottoterra, di cui il secondo e il terzo erano grotte naturali con varie gallerie che conducevano in punti lontani nella città; una sorta de rete sotterranea di gallerie naturali. Prosegui la descrizione dei piani sotterranei disegnandoli esplicando quale sarebbe stato il nostro percorso e gli eventuali percorsi alternativi e vie di fuga; la nostra strada era disseminata di orrori e pericoli: aree piene di non morti, uomini-drago ed infine, al terzo livello, la sala della Fonte(come la chiama Molostroi). In questa grotta si trova anche il nostro obiettivo, il filatterio di Pelendralar ed un drago non morto minore, molto meno potente di Pelendralar e suo schiavo; noi avremo dovuto sconfiggerlo per poter distruggere il filatterio mentre, nello stesso momento l’altro gruppo di eroi avrebbe distrutto Pelendralar. Ci disse di evitare in tutti i modi il con tatto con quel drago siccome ci avrebbe sicuramente distrutto e tutto sarebbe stato vano, la sua tana era in una galleria laterale della grotta della fonte; infine ci disse che una volta distrutto il filatterio saremo potuti fuggire da un’altra galleria laterale della grotta della Fonte. Terminata la descrizione del castello gli chiedemmo che cosa fossero gli effetti magici che sentivamo dentro di noi, lui ci spiego con la pazienza di una padre che spiega al figlio di come il Mithal nonostante i secoli e le distorsioni attuate dai cultisti fosse ancora attivo e quegli effetti erano incantesimi che tutti possedevano e rendevano la vita più facile all’interno di Mith Drannor. Poi si offrì di aiutarci nuovamente con i suoi incantesimi; ogni volta ci spiegava che effetto avrebbe avuto l’incantamento, poi ci chiedeva chi, secondo tutti noi, era il più adatto a ricevere tale, incantesimo; furono innumerevoli gli incantamenti che lanciò per aiutarci tra i quali un potente incantamento sul mio fidato martello a due mani, un eccezionale magia che ha reso la mia pelle dura come la pietra e quasi impenetrabile, devo dire di mio gradimento. In quel momento Azim El-Kessem(che vuol dire il possente) si ritirò in un angolo e con disprezzo ci guardava mentre gli incantesimi venivano recitati dal Balinor, gli chiedemmo se anche lui voleva condividere tali poteri ma sputando per terra ci disse che disprezzava la magia e che per nessun motivo al mondo, avrebbe permesso ad un mago di lanciargli addosso un incantesimo. Poi mentre Molostroi era ancora presente Lamariel si tolse quella specie di armatura di ossa trovata nella tomba di Orbach e l’espressione di Molostroi divenne sofferente mentre contemplava l’effige del lupo che Lam portava sul pettorale dell’armatura; egli ci disse che gli ricordava il grande Kesefehon, quando portava quell’armatura e ci narrò brevemente la sua vicenda. Kesefehon era un grande condottiero che aveva vinto molte battaglie della storia di Mith Drannor, era una persona dal cuore puro e dedito alla giustizia; poi improvvisamente si ammalò di un morbo sconosciuto e divenne soggetto a violenti raptus d’ira anche in luoghi pubblici. Dopo questi avvenimenti gli amici lo abbandonarono uno ad uno e si fece odiare da tutta Mith Drannor, rifugiandosi, ormai completamente impazzito, nella sua dimora per non uscirne mai più, servito solo da qualcuno dei suoi soldati più fedeli nella cui memoria non era sbiadito il ricordo di chi fosse veramente il grande Kesefehon e capivano che il suo comportamento era dovuto unicamente ad una devastante malattia. Ci spiegò anche che la sua tomba era disseminata di trappole per scoraggiare chiunque delle molte persone che lo odiavano a profanare il suo sarcofago; gli dissi di avere ritenuto opportuno per onorare lo spirito immortale di Kesefehon, distruggere il suo corpo corrotto dalle malattie e dalla non morte, per dare sollievo al nobile spirito del condottiero elfo. Molostroi quasi commosso ci disse che era la cosa giusta da fare e che in quel modo effettivamente avevamo reso un grande servigio allo spirito di Kesefehon. Devo ammettere che oramai considero questa sorta di lich una figura giusta e piena di bene, non avrei mai pensato di provare questi sentimenti per un non morto! Molostroi ci ha mostrato il vero significato di sacrificio, lui era un elfo vivo e vegeto un tempo e ha scelto volontariamente di intrappolare il suo spirito immortale in un filatterio seguendo la strada dell’eterna dannazione per poter vegliare per sempre sulla città che ha giurato di proteggere; è un nobile gesto, e ancor più nobili sono tutti gli sforzi che sta facendo per aiutarci a sconfiggere il culto del drago, non lo fa solo per Mith Drannor ma per il mondo intero. La sua chiarezza e pazienza nello spiegarci gli avvenimenti, la sua disponibilità a spiegarci tutto quello che a noi e sconosciuto e la condivisione dei suoi ricordi con noi, come si fa con un familiare o con un amico fidato, ha arricchito il mio cuore e il mio spirito. Molostroi è parte della mia Pietra, anche se so che tra poco dovremo separarci, io lo considero un amico e sono sicuro che aver fatto la sua conoscenza lascerà un indelebile segno sulla mia Forma, rendendola più armoniosa. Dopo questa piacevole conversazione molostroi ci aiutò per un ultima volta con i suoi poteri camuffando il nostro aspetto tramite un incantesimo che ci avrebbe fatti apparire come un gruppo di guardie del culto, Azim preferì travestirsi con i metodi tradizionali siccome uno della sua etnia non avrebbe attirato l’attenzione. Dopo questo ultimo ma essenziale aiuto Molostroi iniziò a diventare traslucido e la sua immagine iniziò a sbiadire, ci spiegò che i cultisti stavano serrando la forza delle loro protezioni, sia fisiche che magiche, in previsione dell’avvicinarsi dell’ascesa di Pelendralar per cui iniziava ad avere difficoltà a proiettare i suoi poteri fuori dal castello di Cormantor; ci disse di affrettarci siccome entro breve tempo la tana dei cultisti sarebbe diventata inespugnabile rendendo vano ogni nostro tentativo di intrusione, con un saluto si separò da noi svanendo nelle fitte nebbie di Mith drannor. Ultimai i preparativi prima di entrare nel castello e terminai di riparare l’armatura nanica trovata nell’avamposto di ieri, usai vari strumenti che avevo con me tra i quali le pinze che trovai nella tomba di Rotilion che scoprii essere particolarmente adatte a questo tipo di lavoro e mi concessi il privilegio di richiedere l’intervento di Moradin, per velocizzare un operazione che avrebbe richiesto un giorno di lavoro. Eravamo tutti pronti a partire ma mancava a ancora una cosa; spiegai a tutti di come avrei chiesto per questo arduo compito che stavamo per affrontare, l’attenzione di tutti gli dei del mio panteon nanico, il Mordisamman e di come loro ci avrebbero concesso, secondo il loro volere dei poteri e delle protezioni dai nemici che stavamo per affrontare. Azim non voleva partecipare ma poi gli spiegai molto dettagliatamente che i poteri della mai fede non erano correlati con i poteri dei maghi e io avrei chiesto semplicemente agli dei di concedermi la loro protezione, non era una magia, come la intendeva lui siccome la fonte dell’energia utilizzata proveniva dall’alto ed era dissimile da quella utilizzata dai maghi che lui tanto odia. Azim sembrò capire le mie argomentazioni e partecipò ascoltando in silenzio alla mia messa, nell’ultima parte estrassi quasi involontariamente il libro di preghiere a Lathander e lessi un paragrafo chiedendo alla luce del mattino di illuminare il nostro cammino e proteggerci dal male. In quel momento, appena concluso il rituale, mi balzarono in mente le parole di Molostroi di ieri all’interno della tomba i Orbach quando gli feci vedere il libro di preghiere che avevamo recuperato e di come lui mi disse che artefatti di tale potenza sono dei tesori inestimabili ma che spesso hanno strane influenze su chi li porta con se. Forse Molostroi aveva ragione, questo libro mi sta facendo qualcosa che non riesco a spiegare…ma non posso separarmene per un semplice presentimento, è un alleato potente, e non posso permettere che venga smarrito, sarebbe una grave perdita per tutti! I preparativi per affrontare finalmente il nemico e colpirlo al cuore erano terminati e ci accingemmo ad agire. Riuscimmo ad introdurci nel castello sgattaiolando sulla strada principale e immettendoci nel via vai di cultisti che andavano e venivano dal castello verso e da una caserma secondaria in direzione del Poliandrum dove Azim El-Kessem era stato imprigionato qualche giorno fa. Passammo senza problemi le guardie all’ingresso dove ammirai per la prima volta una dragonkin dopo averne sentito parlare da Molostroi: mezzi drago e mezzi umani, questi lucertoloni dotati di ampie ali che tengono sempre piegate dietro la schiena e quasi completamente nudi hanno un aspetto decisamente imponente, sono alti più di due metri e portano spesse lance lunghe almeno 4 metri capaci di trafiggere un uomo prima ancora che egli riesca ad entrare in corpo a corpo; i loro muscoli possenti e scattanti erano sufficienti a capire che nonostante la mole sarebbero stati degli agili avversari. Il piazzale interno del castello era gremito di persone, cultisti e non, sembrava più un mercato che un covo di fanatici, ma come ben so, le apparenze ingannano. Seguendo le istruzioni che Molostroi ci disegno sulla sabbia cercammo una scalinata secondaria che conduceva verso il basso ed evitammo facilmente di imbatterci in inopportune conversazioni. Il livello inferiore era una vera e propria meraviglia architettonica: una immensa piazza le cui pareti erano affrescate talemte bene che pareva di trovarsi nel bel mazzo di un rigoglioso bosco, le colonne che sorreggevano il soffitto erano scolpite a forma di tronchi di weir rendendo l’illusione perfetta; la luce era soffusa come nel primo mattino di una giornata soleggiata o nella penombra di un verde bosco. Dovetti poi trattenermi dal emettere una esclamazione di stupore quando ci avvicinammo ad una delle colonne centrali della piazza, la più grande e la più meravigliosa: essa era scolpita con delle enormi figure di elfi in varie pose e con vari abiti e oggetti, dopo poco capii che si trattava del pantheon elfico! Il Seldarine! Metre vi giravamo attorno Jihh, aveva percepito la mia meraviglia e stupore nell’ossevare quella meraviglia. Un antichissima scultura la cui realizzazione era a dir poco eccelsa e raffigurante dei elfici antichi come il mondo, non è di sicuro una cosa che non merita di farvi un giro attorno! A costo di essere notati! Non potevo assolutamente passarvia fianco facendo finta di nulla! Capendo le mie esigenze di nano e di prete! Jihh mi trasmise un messaggio mentale dicendo che avremo fatto un giro attorno ala colonna per cercare il passaggio verso il piano inferiore, nel frattempo lei mi avrebbe trasmesso i nomi delle divinità che avrebbe visto. Riporto duna lista degli dei presenti che con l’aiuto dei mie compagni ho trascritto su questo diario: Aerdrie Faenya : dea dell’aria, del clima, degli uccelli, della pioggia, della fertilità, degli avariel Angharradh : dea della primavera, della fertilità, della semina, della nascita, della difesa, della saggezza Corellon Larethian : dio della magia, della musica, delle arti, dell’artigianato, della guerra, della poesia, dei bardi, dei guerrieri, della razza elfica Deep Sashelas : dio degli oceani, degli elfi marini, della creazione, della conoscenza Erevan Ilesere : dio della malizia, del cambiamento, dei ladri Fenmarel Mestarine : dio degli elfi selvaggi, dei capri espiatori, dei rinnegati, dell’isolamento Hanali Celanil : dea dell’amore, del romanticismo, della bellezza, degli incantamenti, dell’arte degli oggetti magici, delle arti nobili e degli artisti Labelas Enoreth : dio del tempo, della longevità, della storia, il momento delle scelte Rillifane Rallathil: dio dei boschi, della natura, degli elfi dei boschi, dei druidi Sehanine Moonbow: dea del misticismo, dei sogni, della morte, dei viaggi, della trascendenza, della luna, delle stelle, degli elfi della luna Shevarash : dio dell’odio per i drow, della vendetta, delle crociate, delle sconfitte Solonor Thelandira: dio del tiro con l’arco, della caccia, della sopravvivenza nelle terre selvagge L’esperienza è stata illuminante e mai dimenticherò questo momento, forse un giorno, quando tutto sarà finito tornerò a rivisitare questo luogo meraviglioso. Tornai, finito il giro, con la mente al presente e seguii i miei compagni verso le scale che intanto avevano individuato e che ci avrebbero portato al livello inferiore. Sotto l’atmosfera era molto diversa: una grotta naturale (scavata forse dalla forza della trama) era illuminata dalla luce irradiata da molti cristalli grossi coma la testa di un uomo o anche di più che spuntavano dal terreno in ogni dove. In un lato cera una cera attività e si potevano scorgere molti dragonkin, in un’alta, verso la quale ci stavamo dirigendo, si trovava un piccolo esercito di scheletri armati e sull’attenti, perfettamente immobili. Era quello il nostro obiettivo, dietro quei ragni lungo la parete di roccia nuda si trovava un passaggio segreto e noi dovevamo scovarlo! Rassicurai tutti dicendo che nella mia preghiera avevo chiesto alle mie divinità di proteggermi dagli sguardi dei non viventi che infatti non ci notarono mentre passavamo in mezzo ai ranghi. Procedemmo con passo sicuro cercando di dare l’impressione di sapere quello che stavamo facendo e che avessimo un compito da svolgere; ci addentrammo nei ragni nascondendoci così alla vista di dragonkin e necrofanti che stavano discutendo vicino alle scale dalle quali siamo usciti. Arrivati alla parete ci mettemmo a cercare in fretta e furia il passaggio ma non sembrava esservene traccia, la parete era liscia e nulla tradiva un possibile passaggio. Qualcuno ci stava chiamando, si erano accorti che qualcosa non andava! Dovevamo muoverci! Ci riunimmo in gruppo uno a fianco all’altro con le spalle al muro, pronti a sguainare le armi e a difenderci quando, inaspettatamente sentii con la mano un sasso sporgente in una piccola ansa rocciosa e lo sentii cedevole! Di scatto mi girai e provai a spingerlo! A tirarlo! A ruotarlo! Ed esso ruoto, in senso orario! Un passaggio si aprì nella parete perdendosi nel buio, vi entrammo senza complimenti e lo chiudemmo alle nostre spalle; ce l’avevamo fatta. Procedemmo per un angusto passaggio scendendo di altezza di una ventina di metri o forse trenta, il passaggio clonava contro un altro passaggio segreto, inchiodato dalla ruggine e dal tempo. Lam iniziò a forzarlo ma sentendo che produceva molto rumore lanciai subito un incantesimo di silenzio per celare il frastuono che avrebbe rimbombato nella enorme sala della “Fonte della raggianza”. Una grande grotta naturale nel cui centro si trovava un lago di acqua cristallina il cui fondo si perdeva in profondità, quattro passerelle di pietra si protendevano verso una ampia piattaforma centrale. In un lato della grotta una piccolo drago dalla pelle sfregiata e le ali membranose era immobile: un piccolo di drago, reso non morto con la magia, una cosa spregevole; dall’altro lato della grotta si poteva intravede il nostro obiettivo: una grande gabbia circolare di sbarre di platino dentro alla quale vorticava un grosso cristallo che sprigionava una luce tremolante: il filatterio di Pelendralar; attorno ad esso c’erano tre persone un prete di Bane il dio umano della tirannia(riconoscibile dal simbolo sulla veste), vestito di porpora e con una pesante armatura, un necrofante dall’aspetto decrepito, e due dragonkin armati di lancia; sembrava che i due umani stessero discutendo animatamente, su come svolgere il rituale di immersione del drago nella pozza. Ci organizzammo per l’assalto e decidemmo di irrompere nella stanza gridando allarme e sperando di guadagnare terreno verso il filatterio, diedi lo scettro di orbach a Jihh siccome lei sarebbe stata di sicuro più veloce di me nel raggiungere l’obiettivo e avrebbe schivato più facilmente di me i nemici; lo stratagemma ci fece guadagnare solo qualche metro siccome appena ci scorse l’uomo vestito di porpora impartì al drago non morto un ordine gesticolando e ci indicò come bersagli del sui attacco; anche i dragonkin si alzarono in volo e ci caricarono con le loro lunghe lance. Riuscimmo a sconfiggere velocemente i dragonkin e il necrofante, poi la nostra corsa venne arrestata dalla potenza distruttiva del drago non morto, nonostante le piccole dimensioni la sua forza era spaventosa e se non fosse stato per la mia pelle resa dura come la pietra Molostroi e la valente armatura nanica sarei caduto sicuramente sotto quei temibili colpi. Il nostro combattimento durò molto a lungo siccome nessuno dei due riusciva a danneggiar l’altro in modo efficace, io ero un’avversario tenace ma il mio martello sembrava sprofondare nelle flaccide carni di questa creatura non morta; il nostro combattimento venne momentaneamente interrotto da una forte luce e da un suono di vetro in frantumi: Jihh ce l’aveva fatta, il filatterio era distrutto! Ma il combattimento era tutt’altro che finito! Il drago continuò a battersi con me e guardie su guardie accompagnate da dragonkin continuavano a giungere da uno dei passaggi! Tentammo di spostarci verso un’altra uscita della grotta ma gli avversari non avevano alcuna intenzione di lasciaci fuggire, intanto un forte ruggito e due enormi, mastodontici!Occhi gialli apparvero nel buio passaggio dove prima il piccolo drago era appollaiato! Pelendralar era sveglio! Lo scontro si protrasse nel tempo e innumerevoli furono gli avversari che falciammo per aprirci un varco verso l’uscita, notai che come io mi ero accanito nell’uccisione del drago, Lam si era accanito nello sconfiggere il chierico di Bane! Non saremmo potuti fuggire con dei simili avversari alle calcagna, dovevamo ucciderli!Intanto la scimitarra di Azim roteava vorticosamente tagliando gole e amputando braccia qua e la! I lampi di fuoco di Jihh scaturivano sfrigolando dalle sue mani e bruciavano i malcapitati!Eravamo soli contro un esercito! Il mio avversario era veramente tenace, nemmeno dopo averlo bruciato per due volte con la luce divina delle mie rune egli è vacillato o arretrato, il suo attacco era costante! Con una abile coordinazione tramite i messaggi telepatici di Jihh siamo riusciti ad incanalarci verso l’uscita ma i nemici incalzavano! Azim era ferito gravemente sarebbe presto caduto davanti al muro di spade e lance che avanzava inesorabile verso di noi; c’era bisogno di arrestare il nemico e io essendo addestrato a tenere saldi piccoli passaggi per lunghi periodi ero il più adatto a fare da tappo per l’avanzata del nemico, decisi quindi di tentare un’azione disperata, io avrei trattenuto i nemici e i miei compagni sarebbero corsi verso l’uscita, ero certo di poter resistere per un periodo sufficiente per permettere a tutti di scappare. Per un breve attimo, quasi istantaneo, la mia coscienza sprofondò nel nulla: il nemico non esisteva più, la Fonte non esiteva più, la caverna era sparita… nulla! E tutto! Quando tornai alla realtà ero cambiato ero il in Dwimbar che stava fuggendo per i cunicoli inseguito dal nemico mortale! La storia si stava ripetendo! Una immensa determinazione sorse da dentro di me; forse qualcosa di più… consapevolezza è il termine adatto. Era come se il mondo si muovesse al rallentatore riuscivo a prevedere tutti colpi diretti verso di me! In pochi riuscirono anche solo a sfiorarmi, ma il mio obiettivo non era fuggire, dovevo uccidere quel maledetto drago! Il colpo fatale mi giunse naturale, spontaneo come se per tutto quel tempo non avessi ma fatto ciò che ora è così chiaro e semplice! Il mio martello spappolò la testa dell’immondo drago al suolo e, subito dopo, senza gioire o altro procedetti, parando decine di colpi che si riversavano si di me, verso i miei compagni, in questo momento però notai qualcosa di strano, di assurdo! I colpi che stavo parando non provenivano dai miei nemici, ma da una forma traslucida che scaturiva di corpi dei miei nemici, manette il loro copro rimaneva immobile, come pietrificato, dietro di loro. È tutto come allora! La Forma scaturisce dalla Pietra! È quello che è successo quando sono scappato dai Duergar! La mia forma procede davanti a me e la mia Pietra rimane indietro, vedo la forma di miei nemici! Mentre la loro Pietra rimane indietro nel tempo, questa volta però non è accaduto solo a me è accaduto a tutti! Forse è la fonte! Forse è Pelendralar?Forse sono io… Non ricordo bene cosa sia successo negli attimi successivi ma se è vero che sto scrivendo queste pagine significa che sono riuscito a scappare. CI SIAMO RIUSCITI! VITTORIA! Ora tocca al gruppo di eroi di cui ci parlava Molostroi l’impresa disperata di uccidere Pelendralar, non immagino nemmeno come possano fare ad uccidere un drago che ha quelle mastodontiche dimensioni!Quando siamo usciti all’aperto la sua forma scura si stagliava nel cielo e il suo stridulo grido riecheggiava su tutta Mith Drannor, non ho mai nemmeno immaginato quanto potesse essere enorme e terrificante un drago! Guadagnatoci l’uscita dal sotterraneo del castello di Cormantor, siamo sbucati in superficie in città nel giardino pieno di rampicanti di una villa, alcune ombre erano in agguato ma le abbiamo sgominate dopodichè è apparso finalmente Molostoroi, nella sua voce spettrale potevo avvertire una profonda gratitudine e forse anche un pizzico di commozione, ci ha consigliato di rifugiarci nel grande sasso con la statua di Mystra e lo stagno dalla quale siamo giunti, il crocevia dei portali. Durante il viaggio abbiamo potuto osservare l’enorme sagoma di Pelendralar che si stagliava nel cielo e posso tranquillamente dire di non avere mai visto una creatura così mastodontica! I giganti in confronto a lui sono dei moscerini, il rumore delle sue ali sembrava il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli durante una temepesta! Siamo usciti dalla città e ne abbiamo percorso il perimetro fino a raggiungere le prossimità del poliandrum, abbiamo trovato il sentiero nella foresta che conduce al crocevia dei portali e mentre attraversavamo un ponticello di pietra che attraversa un fiumiciattolo a noi gia noto ci siamo imbattuti in una cosa che mai nessuno di noi si sarebbe aspettato. Sotto il ponte si trovavano Tarbash e Robalend, orribilmente mutilati, Robalend era inchiodato all’arco del ponte da molte frecce, i suoi occhi spalancati avevano ancora un espressione di terrore negli occhi e le sue ferite sul corpo erano segnod ella sua morte violenta; Tarbash invece lo abbiamo trovato nei flutti del fiume e una volta raccolto lo abbiamo trovato in fin di vita, l’ho curato ma sembrava essere in stato confusionale. Come se fosse per un attimo posseduto ha sussurrato all’orecchio di Lam qualche parola in elfico, poi è caduto in preda al terrore cercando di scappare da lui. Dopo il terribile accaduto Lam sembrava essere diventato cupo e ho capito che qualcosa non andava; anche Jihh sembrava strana nonostante la sua grande abilità nel mascherare le sue emozione ho capito che c’era qualcos’altro oltre alla terribile condizione di Tarbash e la morte atroce di Robalend. Abbiamo avvolto il povero corpo martoriato di Robalend in una coperta e sorretto il piccolo Tarbash fino alla grotta della statua di Mystra, arrivati li ci siamo accampati e abbiamo cercato di aiutare Tarbash per uscire dal suo stato di choc ma i nostri sforzi sono stati inutili. Pensai allora di ricorrere all’enorme potere del libro di Lathander per richiamare la Forma di Robalend e Rimettere assieme i frantumi della sua Pietra, il libro mi ha trasmesso chiaramente di essere capace di farlo. Lessi così le sacre scritture e pregai alla luce divina di trasportare l’anima del deceduto alle sue spoglia mortali e sentii in quel momento il caldo tocco di Lathander, poco dopo una sensazione di enorme vuoto mi giunse dal corpo del deceduto e capii che la sua anima non era libera ma era stata intrappolata o annientata, una cosa terribile! Lam se ne era andato senza dire nulla e io andai fuori a cercarlo, lo trovai appena fuori dall’ingresso con lo sguardo fisso come se stesse contemplando invisibili orizzonti nella sua mente; gli chiesi di parlarmi e lui mi spiegò tutto con una semplice frase: “Ci hanno trovato, sono sulle nostre traccie”. Da quella frase capii che subito che si stava riferendo a i membri del suo clan che lo stavano inseguendo per il grave peccato che aveva commesso salvando Jihh dall’esecuzione. Ritornai nella grotta decidendo di lasciarlo ai suoi pensieri e dissi a Jihh di aver capito cosa era successo, lei mi raccontò tutto per filo e per segno ma non si spiegava ancora di come gli elfi del clan di Lam fossero stati così crudeli nell’infliggere una morte così atroce ad un povero gnomo e terrorizzare a morte un altro. In quel momento un lampo mi attraversò la mante e corsi al cospetto del corpo di Robalend, lo esaminai attentamente e scoprii con orrore che i tagli sul suo corpo non erano tutti casuali ma uno in particolare nel petto indicava che il suo cuore era stato rimosso! A quel punto capii, il suo cuore era stato divorato! La pratica è comune tra i seguaci di ……….. ed ero certo che fossero stati loro ma non capivo come il clan di Lam potesse adorare tali abominevoli divinità! Mi voltai di scatto per andare ad interrogare Lamariel e lo trovai subito dietro di me, in piedi che mi osservava con i suoi occhi ferini; gli porsi le mie domande con tono inquisitorio e lui mi rispose, come se non avesse notato la mia rabbia, che il suo clan aveva una vasto panteon e che era a conoscenza di qualche seguace di questa atroce divinità, mi disse anche che per la loro ferocia questi elfi erano tenuti lontani e temuti. Mi disse anche che i fautori del suo esilio erano stati i druidi, e che erano stati loro ad aizzare questi feroci cacciatori contro di loro, mi disse che dovevamo fuggire, mi disse che ci avrebbero trovati. Dopo queste rivelazioni anche Azim aveva qualcosa da dirci, ci parlò della sua famiglia e ci disse molte cose sul suo clan e su come fosse giunto fino a qui, disse che ce lo doveva; in seguito si presentò ufficialmente a Lamariel siccome non lo aveva ancora fatto a causa della evidente ostilità di Lam nei suoi confronti; egli, con i suoi soliti modi concisi, sembrò accettare Azim come amico nonostante ciò vada conto la sua cultura…la cosa mi rese molto felice. Devo ammettere che vedere questa scena ha illuminato un momento cupo con un limpido raggio di sole, è stato come vedere riconciliarsi due membri della mia famiglia… la mia Pietra, il pensiero che queste persone siano ormai parte integrante della mia Pietra è sempre più nitido. È la prova di come tutto si rigeneri, di come dall’odio possa nascere amore, di come dopo una devastazione scaturisca il rinnovo, di come dal caos scaturisca la legge, di come dalla Pietra possa nascere la Forma. Dopo concluse dicendo che lui doveva andare a cercare i suoi famigliari, qualsiasi fosse stata la nostra destinazione e nonostante la sua eterna gratitudine per averlo salvato dalla schiavitù, quella era la sua strada e non poteva permettersi di abbandonarla.

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Riflessi Mentali Malleus