18 Flamerule

18 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

Dopo una notte passata sul duro pavimento ti pietra della grotta ci siamo svegliati pieni di pensieri di cui abbiamo iniziato subito a discutere: cosa ne sarebbe stato Pelendralar, dove saremmo andati, quale sarebbero state le nostre prossime mosse. I nostri discorsi vennero interrotti dall’arrivo di Molostroi; lieti di rivederlo gi ponemmo subito mille domande ma lui ci zitti tutti dicendo che Pelendralar non esisteva più, il suo corpo era stato distrutto dal gruppo di avventurieri di cui egli ci aveva parlato nei giorni scorsi; vittoria! Vedevo la soddisfazione negli occhi dei miei compagni e mi sembrò di intravedere un sorriso sul volto spettrale di Molostroi. Ci disse poi che i cultisti si stavano ritirando in massa da Mith drannor e ci ringraziò formalmente per aver salvato la città dalla corruzione e liberato il mondo da una così grande minaccia. La nostra conversazione fu lunga e piacevole, molte furono le parole gentili scambiate tra di noi e in quei momenti scomparve quella tetra sensazione di freddo che mi attanagliava ogni volta che parlavo con questo potente Balinor; infine ci chiese se poteva ancora esserci utile in qualche modo e che avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarci. Ci riferì di aver trovato un portale diretto verso il Condath, ma subito gli dicemmo tutti che la nostra strada era quella verso Melvaunt, dove Azim era abbastanza certo di trovar ei suoi famigliari e dove tutti avevamo deciso di accompagnarlo per aiutarlo a riunire la sua famiglia. Molostroi ci disse che era a conoscenza di un portale che portava nelle Phlannes, una zona ad ovest di Melvaunt dalla quale avremo potuto raggiungere la città in breve tempo, ci diede la direzione e i punti di riferimento necessari per trovare il portale che si trovava fuori dalle mura di Mith drannor in una sala da ballo. Ci chiese poi se avessimo altre domande da porgli prima che ci salutasse per sempre, e nessuno sembrò avere nulla da chiedere… dopo un attimo di silenzio vidi che i suoi occhi vuoti erano puntati su di me e mi sorprese dicendomi di sapere molte cose su anche storie e antichi artefatti e mi richiese se per caso anche io ero interessato a quelle questioni… Un pensiero mi colpì come un lampo, me ne ero quasi dimenticato! Harbarak-onn era ancora in mio possesso, e non sapevo nulla di esso, Molostroi mi stava suggerendo che forse lui avrebbe potuto darmi utili informazioni a riguardo. Mi diedi mentalmente dello stupido per essermi dimenticato così facilmente di una questione così importante e chiesi gentilmente agli altri se potevano lasciarmi solo con Molostroi. Una volta solo, Molostroi mi chiese di poterlo osservare e io estrassi la Pietra dello scudo dal suo involucro di seta rossa per poi porgerlo al balinor; egli si avvicinò e stese le sue mani vicino alla superficie, subito rune luminescenti apparvero dal nulla sulla superficie e molostroi sembrava contemplarle; le sue parole furono: “Ahh! Interessante….! Mmmh, capisco…”. Dopo mi disse che quell’artefatto era molto antico e che racchiudeva molti segreti tra le sue iscrizioni, ma lui non era in grado di tradurle, mi disse però che conosceva qualcuno in grado di aiutarmi; un mago con il quale aveva partecipato all’incantamento che ha dato vita al Mithal ai temi di Mith drannor. Mi diede una moneta e mi disse di mostrarla a quest’uomo che vive in una torre a sud della foresta di Cormantor, insistetti per sapere il suo nome, e quando scandì le sillabe, un grande stupore mi avvolse: il mago di cui stava parlando era Elminster! Lui è uno dei maggiori conoscitori di storie e leggende antiche e se esiste qualcuno che possa saperne di più su Harbarak-onn questo e proprio lui. Concludendo mi disse che purtroppo per me non conosceva alcun portale che portasse fino alla torre di Elminster e che avrei dovuto attraversare Cormantor per raggiungerlo, un grande ostacolo però giaceva tra di noi: un clan di Elfi scuri che è stato cacciato dall’underdark che ora vive nelle ombre più fitte della foresta, proprio sul mio cammino. Dopo la grande rivelazione, richiamai i miei compagni per salutare Molostroi che ci abbandonò svanendo nell’aria; successivamente discutemmo nuovamente sul da farsi tutti fummo d’accordo sul seguire Azim verso Melvaunt, lui ci ringrazio calorosamente con i suoi modi cortesi. Tarbash sembrava aveva riacquistato il senno e sembrava ragionare correttamente lo choc era passato ma nei suoi occhi non si intravedeva più quel guizzo di spensieratezza che lo aveva sempre accompagnato e che lo caratterizzava, il suo sguardo era serio e spento, la sua camminata era trascinata; portava dentro di se un grande dolore e a nulla servirono i nostri tentativi di alleviar eil suo dolore, ci sono delle ferite che nessun incantesimo può curare. Lasciato Tarbash ci incamminammo a nostra volta verso la parte opposta di Mith-drannor, seguendo le istruzioni di Molostroi, ci imbattemmo nel tragitto in una strana nebbia nella quale avevo percepito una creatura malvagia, la evitammo e, proseguendo, trovammo finalmente la sala da ballo; era squarciata in due da chissà quale forza, la roccia era come fusa, al suo interno si potevano scorgere da lontano delle forme spettrali di elfi intenti a danzare e una impercettibile musica giungeva alle nostre orecchie. Lam partì in perlustrazione riportando che la struttura era disseminata di cadaveri di strani demoni grassi, il portale era nei sotterranei e prima di entrarvi notammo che una di quelle potenti creature fatte forma di cornucopia che toccava con le sue 4 braccia un grosso demone, più grosso degli altri, poco dopo la creatura volò via. Liberata la strada penetrammo nei sotterranei e trovammo il portale per Phlan. Sbucammo sul mare, un vento gelido ci fece rabbrividire e ci rendemmo conto di trovarci su una piattaforma di pietra sospesa sul mare e unita a una scogliera da un a sottile passerella, poco più nell’entroterra una foresta di conifere bsoccava la vista. Decidemmo di dirigerci verso est sperando di trovare Phlan, dopo un oretta di viaggio la foresta finì per lasciare il posto a una sterminata zona collinare spoglia di alberi e con una erba bassa, trovammo un sentiero e lo seguimmo arrivando alla città di Phlan, dopo tutto quello che avevamo passato nei giorni precedenti vedere una città umana mi sembrò strano, quasi alieno. Entrammo dai cancelli sorvegliati e ammirammo l’architettura della città, poco dopo l’entrata ci imbattemmo in un campanile in costruzione per una chiesa di …………. ; il cantiere era gestito da nani e subito mi avvicinai perscoprire chi fossero. Parlai con il capocantiere che mi disse di essere del clan degli Ironborn, l’unico clan di nani delle montagne vicine, gli chiesi informazioni su Melvaunt e mi disse che si trovava ad un giorno di viaggio verso est lungo una strada abbastanza pericolosa, ci disse dove affittare dei cavalli e si rivelò una utile fonte di informazioni, io per ringraziarlo mi offrii di benedire il cantiere con la benedizione di Dumathoin siccome ero un sacerdote. Appena scoprì che ero un sacerdote mi porse una rispettosa riverenza e chiamo all’attenzione tutti i suoi lavoratori; io celebrai una benedizione nel nome del dio delle profondità e prima di lasciarci mi ringraziò calorosamente. Questo evento mi rammentò chi sono e mi riscoprì una parte di nano dentro di me che si stava affievolendo. Seguimmo le indicazioni del mastro ingegnere e affittammo dei cavalli, io ero restio e avrei preferito un carro, ma non ve ne erano disponibili, i cavalli non sono tipicamente un mezzo di trasporto adatto ai nani! I miei compagni mi convinsero a provare a salire su una di quelle enormi bestie e constatai di persona quanto fosse difficile, per qualche minuto penso di aver regalato un bello spettacolo ai passanti che ridevano ogni volta che miei compagni cercavano di issarmi sulla sella e io rimanevo impigliato a mezz’aria cadendo rovinosamente a terra. Un nano abbigliato con vestiti da viaggio e una grossa pelliccia mi si avvicinò ridendo e mi diede un paio di consigli utili per rimanere in sella. Dopo questo piccolo contrattempo partimmo vero est; passarono le ore e man mano che il sole calava dietro le colline la brezza marina diventava gelida, scesa la sera non eravamo ancora arrivati il freddo ci impediva di proseguire. Fu in quel momento che Berroan Truesilver, la dea protettrice della casa e della famiglia venne in mio soccorso; un nuovo potere mi era stato concesso, la capacità di creare una sfera protettiva al cui interno freddo e intemperie non possono penetrare; creai la sfera in prossimità di una roccia sulla scogliera i miei compagni furono lieti quanto meè di poter dormire una notte al caldo. L’unico problema erano i cavalli, se fosse stato per me sarebbero stati fuori ma tutti insistettero perché dormissero con noi; fui costretto ad accettare siccome mi spiegarono che all’esterno sarebbero morti dal freddo e noi saremmo rimasti a piedi; passai così una notte con il fetido odore di queste bestie sotto il naso e il timore che improvvisamente le centinaia di chili di quegli enormi animali mi schiacciassero; inoltre facemmo i turni di guardia per evitare di venire assaliti dai molti briganti contro i quali ci hanno messi in guardia. Durante il mio turno di guardia scolpii alcune rune e nonostante il mio timore di svegliar ei mie compagni essi non si lamentarono affatto anzi sembravano gradire il ritmo cadenzato dei miei colpi di martello, questo mi ha fatto molto piacere.

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