19 Flamerule

19 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

La notte passo senza problemi e ripartimmo verso ovest, arrivammo a Melvaunt quando il sole era alto ed era ora di pranzare a giudicare dai brontolii del mio stomaco. La città di era molto diversa da quella precedente, un forte odore di fucina fu la prima cosa che notai, sembrava che tutta la città fosse un enorme bottega di un fabbro, il cielo era grigio, permanentemente oscurato da colonne di fumo, mi sembrava quasi di essere tornato a Mith drannor. Durante il pomeriggio abbiamo restituito i cavalli ad una stazione di posta poi abbiamo scuriosato nel mercato e ci siamo procurati dei vestiti invernali siccome durante il viaggio da Phlan abbiamo rischiato di morire dal freddo; Jihh e Azim si sono adoperati per localizzare la famiglia dell’ultimo tra i mercanti di schiavi, quando ci siamo rivisti sembrava che avessero localizzato un gruppo di schiavi Anaurochiani che era stato venduto ad un certo nobile Nather , i due mi spiegarono di come le redini della città fossero in mano a cinque potenti case nobiliari continuamente in lotta tra di loro:………………………….. Al calar del sole ci siamo rifocillati al “Secchio arrugginito”, una piccola locanda vicino alla stazione di posta e poi ci siamo diretti, dopo esserci informati della sua locazione, verso la villa di……………., personalmente ero convinto che le intenzioni di tutti fossero quelle di entrare cercare di scoprire con la diplomazia se la famiglia di Azim fosse tra gli schiavi presenti al servizio del lord, ma non era così. Appena giunti vicino al muro di cinta Lam disse di venire a cercarlo se non fosse tornato entro venti minuti e poi la sua figura si trasformò rapidamente in quella di un grosso volatile notturno, penso un gufo, che si addentrò oltre le mura. Aspettammo più tempo del dovuto e nel frattempo esposi i miei timori ai due compagni rimasti, poi Azim decise di entrare e dichiarare il suo vero intento al lord sperando che Lam fosse ancora vivo, non sopportava il fatto che un suo compagno soffrisse (o peggio) per colpa sua, così si avventurò verso l’ingresso principale e non volle che lo seguissimo dicendo che non voleva avere anche noi sulla coscienza. Io e Jihh attendemmo a lungo penso che passò più di un ora quando Azim tornò e ci disse che il Lord voleva vederci, senza dire nulla lo seguimmo dentro la villa; attraversammo il giardino ed entrammo nella villa vere propria, attraversammo un bellissimo atrio con uno stupendo lampadario di ferro, un opera di altissimo artigianato, ed entrammo in un salone dove un signore maturo stava seduto su uno scranno decorato, al suo fianco si trovava un uomo con lunghe vesto colorate e un bastone al cui sommità era scolpita forma di testa di ibis, un animale che non ho mai visto ma che Jihh mi ha descritto siccome è sacro per la religione delle sue parti. Ci presentammo formalmente e Azim ci presentò riassumendo quello che era già stato detto: Lam era stato catturato e fatto prigioniero e il Nanther confermava che aveva comperato di recente 12 schiavi Anaurochiani destinati a essere i servitori della figlia. Dopo di ciò Lord Nanther iniziò a parlare con una voce stanca e abbattuta, forse per la tarda ora nella quale è stato sottratto al letto ma subito sentii che c’era qualcosa di più grave che lo turbava; ci disse che suo figlio era stato rapito e per questo aveva raddoppiato le guardie nel castello, ci fece un discorso un po’ stano nel quale ci diceva che conosceva la gente come noi, e mi sorprese proponendoci un accordo. Lui ci chiedeva di ritrovare il suo amato figlio ed in cambio ci avrebbe restituito Lam e la famiglia di Azim, la cos ami sembrò equa, nonostante avessi sperato che fosse semplicemente disposto a vendere gli schiavi appena acquistati. Mandò a chiamare gli chi schiavi anaurochiani e tra di loro Azim riconobbe la sua famiglia! Non chiese il permesso e nessuno si azzardo a fermare la sua corsa verso i suoi cari, per poi stringerli in un forte abbraccio. Devo ammettere che questa scena mi ha riscaldato il cuore e allo stesso temo ha allargato una piccola crepa già presente in esso, nonostante fossi estremamente felice per Azim una sottofondo amaro aleggiava nei miei sentimenti: era quella tremenda certezza che mi diceva che io non avrei mai vissuto un momento del genere, che mi diceva che la mia famiglia era perduta per sempre… quella parte del vecchio Dwimbar che era ancora presente in me stava ancora soffrendo. Dopo che la famiglia di azim fu riunita il lord mando a prendere il prigioniero e Lam, sorretto da due guardie, fece il suo ingresso, il suo sguardo era perso nel vuoto e i suoi movimenti del tutto casuali; io e Jihh ci avvicinammo e quando lui ci scorse pronunciò una serie di versi sconnessi che potevano sembrare parole elfiche ma che cappi subito dallo sguardo di Jihh che erano solo versi senza senso. Sentivo già la rabbia crescere in me, poi un pensiero giunse a Jihh e la vidi immobile con una dura espressione sulla faccia e , sapevo che quando fa così significa che sta per esplodere e mi resi conto che non era il momento opportuno. Per smuovere la situazione e cercare di distrarre Jihh iniziai a tempestare di domande il Lord su come avesse potuto ridurlo in quello stato e subito mi rispose che il suo stato non era nulla che non si potesse rimediare, la cosa fece leggermente calmare Jihh che nonostante fosse ancora pronta d esplodere da un momento all’altro sembrava avere smesso di accumulare rabbia dentro di se. Forse in modo avventato presi la parole a nome di tutti e dissi al Lord che accettavamo l’incarico (in fondo sembravo l’unico rimasto lucido in quel momento!), subito dopo Azim intervenne e disse, in modo più che opportuno, che la missione esigeva che Lam fosse subito rilasciato e guarito dalla demenza siccome era la nostra guida e colui che avrebbe più giovato al successo della missione. Senza far storie il Lord disse qualcosa all’uomo con bastone che pronunzio le parole di un incantesimo che capii essere decisamente potente e Lam sembrò rinsavire, sembrava spaesato ma subito Jihh gli andò incontro abbracciandolo e spiegandogli tutto ciò che era successo. Il Lord sembrava attendere pazientemente che tutto si svolgesse con i tempi dovuti e in questa decisione riconobbi uno spirito profondo, molti nobili sono egoisti e incuranti dei sentimenti altrui ma questo, nonostante non fosse di sicuro un uomo compassionevole, nascondeva dietro la sua fredda indifferenza una profonda saggezza. Allora mi permisi di attirare l’attenzione dei miei compagni ricordandoli che abbiamo un affare in sospeso e tutti smisero di abbracciarsi per venirmi vicino, di fronte a lord Nanther; gli chiesi di rivelarci tutto ciò che sapeva sulla scomparsa di suo figlio, aveva già svolto tutte le ricerche in suo potere e ci diede addirittura un ritratto del figlio in modo che lo potessimo riconoscere. Ci disse che il figlio era solito uscire con un gruppo di ranger e cacciatori che battevano abitualmente le brughiere del Thar a nord della città per cui escludeva la possibilità che si fosse perso, ci disse che aveva consultato i suoi preti perchè facessero delle divinazioni ma tutte portarono esito negativo e ciò significava che il figlio si trovava in un luogo protetto contro le divinazioni; aveva battuto la città palmo a palmo ed escludeva che si potesse trovare in città. Gli decimo molte altre domande su suo figlio e sulle sue abitudini e ci disse tutto quello che sapeva, poi cambiò discorso e ci disse che era venuto a conoscenza che tutti i primogeniti delle cinque casate nobiliari erano stati rapiti senza lasciare traccia come era successo a lui. Consultandoci tra noi iniziò a sorgere il dubbio che i cultisti del drago avessero a che fare con questi rapimenti, siccome sarebbe per loro una tattica logica quella di destabilizzare il potere di una città per poi tentare di impossessarsi di alti incarichi e così controllarla in modo più o meno celato. Lord Nanther ci disse che non sapeva nulla della presenza di questi cultisti del drago in città nonostante ne avesse sentito parlare e gli suggerimmo così di eseguire ulteriori ricerche in questa direzione, concludendo aggiunse che il thar era il luogo ideale per nascondersi: queste lande desolate erano costellate da antiche rovine spesso celate alla vista dell’unica strada che lo attraversa e che probabilmente proprio in quei posti sperduti che era tenuto prigioniero suo figlio. Dopo ci disse che potevamo restare in città alloggiati presso una taverna di nostro gradimento a patto che glie la comunicassimo ci venne proposto: scegliemmo, su consiglio di un paggio, “il guerriero galleggiante” una locanda che dava sul porto; data l’ora e la stanchezza del viaggio ci congedammo dal lord e dai famigliari di Azim il quale ci presentò a loro e ci dipinse come grandi eroi! Ci dirigemmo subito verso la taverna e affittammo una stanza, mentre scrivo queste righe sento tutta la stanchezza accumulata in questi giorni abbattersi su di me come un martello e sono felice, finalmente, di poter dormire per una notte un sonno tranquillo, senza turni di guardia e senza eserciti di orchi non morti che combattono battaglie spettrali sotto di me!

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