Dalle profondità del Condath a Mith Drannor

12 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

Oggi, mentre stavo attraversando una grande caverna con molti sbocchi e segni di utilizzo da parte dei umani o elfi in epoche molto remote mi faccio prendere alla sprovvista da un gruppo di viaggiatori assai curioso: mi si presenta per primo un piccolo elfo dall’aspetto ferale e selvaggio accompagnato da un enorme centauro poi una donna umana completamente nuda, coperta di cicatrici e dagli strani lineamenti e un enorme lupo come non ne ho mai visti fino ad ora, è grande quanto il centauro se non di più. Nonostante la mia diffidenza verso di loro non si sono dimostrati ostili anzi, sono stati particolarmente socievoli; persuaso dai modi insolitamente pratici dell’elfo che si fa chiamare Lamariel ho deciso di offrirmi come guida siccome mi sembrava che non avessero la più pallida idea di dove stessero andando e dopo un paio di domande ho scoperto che anche loro stavano cercando la superficie. Stavamo scappando anche loro come me; un senso di solidarietà sorse nel mio animo e cosi mi unii a loro nella ricerca della superficie; dopo avere tentato vaie uscite che risono rivelate trappole mortali proposi di ritornare da dove loro erano venuti che sembrava effettivamente la via più breve per la superficie, ma capendo che loro non mi avrebbero seguito mi rassegnai a tornare verso le profondità e cercare un’altra via probabilmente più lunga di giorni o settimane! Ci inoltrammo in un tempio di una divinità perduta che Lamariel sostiene sia stata adorata da nemici del suo popolo in tempi ormai lontani; al suo interno troviamo un portale sensibile alla presenza della donna; Lamariel non sembrava convinto di poterlo attraversare e si appartò per un ora abbondate a consultare il suo che lui chiama Totem, mai sentito. Dopo la consultazione decide di attraversare assieme a noi. Emergiamo così in superficie, in un granaio pieno di casse e sacchi; fuori il sole rispende e le campagne sono una sconfinata distesa gialla e ondeggiante, questi spazi aperti e sconfinati mi hanno sempre fatto un po’ impressione ma pare che dopo gli ultimi avvenimenti mi dovrò abituare alla vita di superficie… Esplorando le campagne e chiedendo ad un ragazzino scopriamo di essere, per fortuna, ancora nel Chondath oltretutto vicinissimi all’obiettivo dei miei compagni che sarebbe un certo Lord Evendur Un certo Buckman, che sembra essere il mastro contadino della zona ci accompagna in città e ci propone uno scambio: rintraccerà e ci presenterà a Lord Evendur che al momento non si trova qui se noi in cambio indaghiamo sulla sparizione di quattro ragazzi nelle campagne circostanti.

Nota

Questi umani sembrano essere molto fiduciosi nelle buone intenzioni di sconosciuti! Sembra che la parola d’ordine per ottenere la fiducia di questi contadini sia “Avventuriero”, non ho ben afferrato che cosa significhi, è qualcosa che si avvicina al concetto di mercenario, ma ha in qualche modo una connotazione positiva e ben vista dalla gente, mi sembra di aver capito che l’Avventuriero sia una persona che presta i propri servigi a chiunque sia disposto ad aiutarlo a sua volta, quasi come se fosse un baratto, affascinante! Potrebbe essere il lavoro azzeccato per me! Sento che la mia forma si potrebbe adattare bene su questa nuova Pietra, vale la pena di provare! Avrei potuto tranquillamente congedarmi dai miei compagni fuggitivi ma siccome sono completamente a corto di amici e conoscenze, non avrei speranze di perseguire la mia ricerca senza un minimo di Pietra per sorreggermi ho dei buoni presentimenti per la Pietra che ho trovato e sono curioso di scoprire se la mia Forma sia adatta anche ad un tipo di Pietra così diversa da quelle alle quali sono abituato; decisi così di unirmi al gruppo e di iniziare a considerare amici quelli che fino a poco fa erano dei semplici compagni di viaggio. Dopo esserci rifocillati lavati e riposati per qualche ora nelle stanze che il siniscalco del barone ci ha gentilmente offerto ci mettiamo subito in viaggio in cerca delle tracce dei ragazzi; Lamariel dopo essersi fatto attendere per un oretta (sembra un abitudine!) ci conduce subito su tracce che solo i suoi acuti occhi da elfo possono riconoscere e che conducono ad un sentiero di caccia che i residenti ci dicono passare per una antica rovina che potrebbe essere il nascondiglio dei briganti che probabilmente sono i responsabili dei rapimenti. Lungo la strada ci imbattiamo in un gruppo di guerrieri che sembra avere intenzioni ostili nei nostri confronti, nonostante abbia provato a instaurarvi un dialogo loro hanno attaccato con i loro archi e a quel punto è stata questione di vita o di morte; abbiamo dovuto ucciderli ma ne abbiamo tenuto uno in vita e ho tentato di scucirgli qualche indizio. L’unica cosa che si è lasciato sfuggire è qualche parola a proposito dei suoi padroni che “frantumeranno i troni dei re per dominare il mondo”, o qualcosa del genere… dopo averlo consegnato alle guardie una guardia veterana del palazzo del barone ci rivela di avere identificato il prigioniero come appartenete ad una setta che predica la superiorità dei draghi e che li paragona a dei che dovrebbero dominare il mondo, insomma dei pazzi guerrafondai disposti a compiere atti meschini, quali probabilmente il rapimento di giovani ragazzi, in nome di assurde mire di conquista del mondo. A quel punto sapevamo con chi avevamo a che fare e decidemmo di tornate sulle tracce rinvenute e ispezionare le rovine; scoprimmo che era veramente il nascondiglio di questa setta. Sulla cima di una collina disseminata di pietre troviamo i resti di una costruzione, forse un tempio, distrutto probabilmente centinaia da enormi artigli e altissime temperature che hanno fuso la roccia! È stato decisamente un drago! In un buco nel terreno delle scale portano all’interno delle rovine che Lamariel ispeziona di soppiatto e conferma essere il nascondiglio dei rapitori, decidiamo di fare irruzione anche se Agorix(il centauro) e il lupo non passano per il pertugio. Invocando il potere di Dumathoin assorbo il potere delle rocce e invoco il silenzio delle remote profondità inesplorate facendo in modo che il nostro attacco sia celato dal silenzio e che il suono non giunga alle orecchie di tutti i cultisti contemporaneamente poi io, Lamariel e Qess facciamo irruzione e dopo un’estenuante combattimento al limite delle nostre capacità riusciamo a sconfiggere la maggior parte dei cultisti ma due di loro riescono a sfuggirci attraverso un portale in fondo alle rovine.

Nota

In questa occasione ho avuto l’occasione di osservare le tecniche di combattimento dei mie due compagni, sembrano utilizzare entrambe la forza della mente per ottenere effetti simili a quelli magici, in questo assomigliano ai temibili elfi neri ma sono sicuro che le loro abilità non pregiudichi la loro Forma. Lamariel sembra esprimere la sua natura selvaggia quando affronta un nemico: le sue unghie diventano artigli, le sue pupille diventano fessure e il suo ululato crea terrore e sgomento; tutto al contrario di Qess che sembra quasi ignorare tutto quello che le accade attorno; il suo sguardo si perde nel vuoto e i suoi movimenti diventano più fluidi e armoniosi come se fosse immersa in acqua o qualcosa del genere, in questi momenti in lei si intravede qualcosa di strani, si potrebbe dire “alieno”. Successivamente abbiamo perlustrato le rovine e vi abbiamo trovato un dei 4 ragazzi rapiti, proprio il figlio del siniscalco Mierngras ; inoltre ho scovato un passaggio segreto che sicuramente i cultisti dei draghi non avevano scovato, al suo interno si trovavano scaffali pieni di polverose pergamene e 3 spade gemelle di fattura elfica e dall’aspetto molto antico e sicuramente incantate. Cercando tra gli scritti abbiamo scoperto che erano tutti studi sulla fabbricazione di spade di uno stesso autore un certo ………………………….. mi sono permesso di sottrarre un libro dagli scaffali per poterlo studiare con calma e apprezzare la fine arte della fabbricazione delle armi dal punto di vista di un esperto e antico elfo, un tesoro molto raro. A fine giornata abbiamo spedito Agorix al villaggio con il ragazzo, una volta tornato ci siamo coricati, io nei giacigli dei cultisti, gli altri all’aperto.

13 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

La mattina ci siamo consultati sul da farsi, e abbiamo deciso di attraversare il portale e cercare i ragazzi scomparsi. Agorix ha deciso di aspettarci assieme a Sharn per un massimo di tre o quattro giorni, inoltre ci ha avvisato che sarebbe presto tornato dalla sua gente nel Bosco dei Satiri. Così abbiamo attraversato il portale e ci siamo ritrovati in una grotta con una bellissima statua della prima Mystra e un laghetto con delle alghe che Lamariel ha identificato come curative; uscendo dalla grotta ho identificato due grandi rune incise su entrambe i lati della scalinata che sembrano essere una sorta di interdizione contro i non-morti; usciti dalla grotta ci siamo ritrovati in una enorme e opprimente foresta dall’alito fetido e le ombre infide, il male risiede in agguato tra i sinistri rovi e le fetide nebbie mi tolgono il respiro, sembra che la strada per ritrovare i ragazzi sia più difficile e oscura di quel che pensassi. La struttura dalla quale siamo usciti è un monolito con su scritto in forse tutte le lingue del mondo: “Give thanks to Mystra, that she may protect the Weave”. Dopo ci siamo inoltrati in un sentiero nella foresta e ci siamo imbattuti in uno gnomo di nome Tarbash che ci ha fatto uscire dal sentiero sostenendo che fosse pericoloso starvi; ci ha spiegato di trovarci nei pressi di Myth Drannor a nord del mare delle stelle cadute quindi lontanissimi dal Chondath; questa era una leggendaria città fondata da elfi nella quale coabitavano anche umani nani gnomi e molte altre razze, una sorta di utopia dei tempi antichi che decadde a causa di alcuni elfi ribelli; nella zona delle rovine lo gnomo sostiene che sia ancora attivo uno dei leggendari Mythal, mai avrei pensato di poter mirare simili meraviglie del mondo antico nel mio viaggio! Tarbash ci raccontò di come lui e suo cugino Robalend siano dei cercatori che vivono scavando tra le rovine della città cose di valore e rivendendole nei mercati, ci disse anche non lontano si trova una sorta di cittadella che è la base dei seguaci dei draghi e dove si trova anche suo fratello fatto prigioniero come i ragazzi che stiamo cercando; siccome abbiamo gli stessi obbiettivi abbiamo deciso di unire le nostre forze e andare a perlustrare il covo di questi maledetti cultisti. Nel pomeriggio, dopo aver viaggiato per qualche ora Tarbash ci indica un luogo chiamato “poliandro”, una sorta di cimitero dove vennero seppelliti i defunti combattenti di Myth Drannor in una antica battaglia contro orchi e demoni, al suo interno sorge “La torre delle ossa” Il cui nome calza perfettamente con il suo aspetto sinistro e frastagliato con grottesche sculture di gargoyle che scrutano il terreno; una notevole opera di architettura elfica come non ne avevo mai visto prima, di sicuro i nani che vivevano in questa città leggendaria hanno dato una mano. Tarbash ci indica la torre come centro delle attività dei cultisti e luogo dove ha visto trascinare suo cugino; egli si è rifiutato di venire con noi così abbiamo deciso di tentare un approccio sotto copertura, indossando le mantelline dei cultisti. Io non sarei potuto entrare con questo sistema siccome non vi sono nani nell’ordine (ovviamente i nani non si abbasserebbero mai a tali false fedi) così ‘Qess attraverso uno strano incantamento mi mise in grado di comunicare con lei tramite pensiero in modo da avermi sempre in contatto e potermi chiamare in caso di aiuto; rimasi così ad aspettare acquattato come un ghoul dietro ad una tomba. Poco dopo i pensieri di ‘Qess mi giunsero portando un disperato messaggio di aiuto, qualcosa era andato storto! Mi lanciai allora verso la porta aperta della torre ma come se avvertissi un pericolo fermai la mia corsa e mi avvicinai di soppiatto ad essa; due guardie erano all’interno dell’atrio così attuai un piano per distrarle attirandole fuori con dei rumori e, che Dumathoin sia lodato, mi fusi con la pietra di una tomba vicina alla porta aspettando che loro la oltrepassassero e sgattaiolando dentro appena possibile. Arrivati al piano inferiore guidato dalle strazianti grida di aiuto (penso mentali) di ‘Qess feci irruzione all’interno di una orrenda stanza dove il puzzo di fluidi per imbalsamare i cadaveri stagnava nell’aria e una distesa di cadaveri copriva il suolo, solo Lam non era sdraiato a terra e lo trovai acquattato a quattro zampe e coperto di ferite e ansimante ma vivo, ‘Qess invece giaceva a terra ma subito notati il suo piatto ventre muoversi in modo irregolare e mi apprestati a invocare il potere della terrà per salvarle la vita; sembra che sia arrivato in tempo. Lam aveva lasciato un negromante abbastanza vivo da interrogarlo e quel poco che riuscimmo a tirargli fuori fu che i prigionieri se non erano qui sotto erano all’ultimo piano, sottoposti a torture, legato e imbavagliato lo rendemmo inoffensivo e ci accingemmo ad andarcene ma un gruppo di soldati stava scendendo le scale così ci nascondemmo nello sgabuzzino. In pochi minuti si accorsero che c’era qualcosa che non andava così si misero a perlustrare il piano era questione di tempo prima che ci trovassero; la rabbia mi esplose allora dentro e invocai la forza della montagna per poi calare il mio martello sul malcapitato soldato che apri la porta poi la furia mi pervase e l’unica cosa che mi ricordo è che i nemici cadevano…uno alla volta! Uccise tutte le guardie ci ritrovammo circondati da zombi inebetiti usciti da una porta sprangata che Lam aveva aperto sperando che si rivoltassero contro i padroni; mi guardai intorno ansimando e non vidi ‘Qess, ma voltandomi la vidi entrare nella stanza del negromante, forse si era liberato? Quando entrai vidi ‘Qess che passava da parte a parte con una spada il negromante; subito scaturì una breve discussione sul motivo del suo gesto ignobile ma venimmo subito interrotti da Lam che ci riporto con la mente al presente e ci intimò di proseguire la nostra ricerca. Ci aprimmo la strada a colpi di martello, artigli e lampi di elettricità fino ad una stanza riccamente arredata dove un enorme tasso stava acquattato su un cuscino di seta e ci osservava con fare placido, ma noi avevamo altro da fare, dovevamo salvare un prigioniero dalla tortura! Così ignorammo l’animale e proseguimmo. Arrivati all’ultimo, il tetto, ci ripresentò davanti il capo di questa torre circondate da figure con la gola tagliata e gli abiti inzuppati di sangue, sicuramente zombi rianimati in tutta fretta e una guardia; un altare giaceva Robalend vivo e incatenato. Questo è il famoso Ryngoth di cui abbiamo sentito pronunciare il nome più volte; con pochi convenevoli ci scagliò addosso tutti i suoi zombi e la sua guardia; la situazione stava precipitando quando ecco che dal parapetto spunta la piccola figura di Tarbash che scaglia una ampolla contente fuoco liquido che bruciacchia Ryngoth e qualche zombi; il suo intervento è bastato a distogliere l’attenzione del negromante da noi e darci quel piccolo vantaggio che ci ha permesso di ribaltare la situazione. Quando ormai eravamo sul punto di mettere le mani addosso a Ryngoth egli scappò giù dalla torre muovendosi come un ragno attaccato ad una parete (una stregoneria che non ho mai visto), inseguito da Lam che si gettò dal parapetto, in quel momento inviai mentalmente una preghiera verso di lui ma in fondo all’animo mi fidavo delle abilità di Lam e non mi preoccupai pensando che sapeva quello che stava facendo. Poi una strana sensazione mi corse lungo la schiena e vidi ‘Qess che cercava di colpire con una mano la guardia di Ryngoth che, schivando i suoi maldestri tentativi di toccarlo, sicuramente aveva intuito che ‘Qess voleva ucciderlo lanciandogli addosso qualche incantesimo; la implorava di non ucciderlo e quando mi scorse intento ad osservarlo mi chiese aiuto, dicendo che si sarebbe arreso se la avessi fermata. Mi avvicinai allora intimando a ‘Qess di smetterla con una mano sul suo braccio ma lei non i volle sentire! Voleva uccidere! Aveva sete di sangue glielo si leggeva in faccia! Così mi frapposi tra lei e la guardia che intanto aveva gettato la spada con la paura disegnata sul volto; mi misi in guardia contro ‘Qess e le dissi con decisione che se voleva uccidere quella guardia prima avrebbe dovuto uccidere me! I nostri sguardi si incrociarono e l’atmosfera diventò tesa, nessuno dei due avrebbe ceduto, vedevo la collera dentro di lei ed in quel momento davanti a me c’era una persona che non valeva di più di uno di quei cultisti. Poi le urla di Robalend e Tarbash ci interruppero, gli zombi si erano stranamente ripresi dalla mancanza del negromante e stavano divorando vivo il prigioniero! Con uno sforzo di volontà trattenei la mia collera e la riversai sugli zombi anziché su di ‘Qess. Sventata che questa minaccia mi assicurai che gli gnomi stessero bene poi un fragore proveniente dal basso mi riportò con la mente a Lam e ‘Qess; quando mi voltati aspettandomi di vederla passare a fil di spada la guardia i nostri sguardi si incrociarono nuovamente e vidi nei suo grandi occhi alieni una strana espressione: uno strano misto di pentimento e determinazione; non feci in tempo ad aprire bocca che corse verso il parapetto e vi salì sopra, guardò in basso, si girò un attimo a guardarmi di nuovo poi si getto nel vuoto! Rimasi interdetto e ci misi qualche secondo a reagire, corsi al parapetto e quello che vidi mi fece gelare il sangue; Lam e ‘Qess giacevano stesi sul pavimento coperti di sangue, nel mentre Ryngoth si stava avvicinando con la mazza in mano, gli gridai del vigliacco e di prendersela con me ma continuò il suo lento cammino lanciandomi un occhiata e dicendomi di guardare mentre uccideva i miei compagni inermi, aveva tutto il tempo di pregustarsi il massacro e non sembrava avere fretta Tarbash ebbe più prontezza di me e iniziò a bersagliare Ryngoth con la balestra imprecando ad ogni colpo io mi ripresi e estrassi un ascia da lancio ma mi accorsi che la distanza era troppa; subito Tarbash attirò la mia attenzione e mi porse un paio di buffe babbucce a punta dicendomi di infilarle in fretta e di camminare sulla parete giù per la torre, lui era salito così…. Senza pensare me le infilai e feci il primo passo sulla parete verticale, funzionavano! Mi misi a correre giù per la torre urlando maledizioni al negromante che senza smentire la sua vigliaccheria appena mi notò scappò a gambe levate nella boscaglia. Arrivato dai miei compagni mi chinai prima su di Lam era ancora vivo e riuscii a stabilizzarlo, poi rivolsi la mia attenzione a ‘Qess, stavo già per infondere le energie curative quando mi accorsi che in suo petto non si muoveva e in suo colorito era bluastro, era morta. Un senso di frustrazione e un profondo rimorso mi attanagliò in cuore e penso di aver versato qualche lacrima pensando alla sua morte, al contrario di Lam dai cui occhi non ne scaturì nemmeno una ma la sua espressione era una maschera di dolore e strazio. Si caricò in braccio il corpo esanime di ‘Qess e si incamminò verso il sentiero seguito in silenzio da me e gli gnomi. Dopo poche decine di metri i sui passi divennero instabili, era troppo stanco e ferito per trasportare un peso, così mi feci carico del fardello; non era pesante ma il suo peso gravava sul mio spirito e mi schiacciava a terra come se fosse un grosso macigno. A quanto pare ‘Qess era una persona diversa da quello che pensavo, la sua mancanza di memoria ha sempre finto da maschera per la sua vera personalità ed è in queste azioni malvagie che la vedo per quello che è; è spietata, forse non avrebbe esitato ad uccidere i suoi compagni se si fossero messi contro di lei, non ha rispetto per la vita. Inoltre quando le ho parlato del perché avesse ucciso a sangue freddo il primo negromante, non capì la mia domanda, come se avesse fatto la cosa più naturale del mondo! Forse la sua mancanza di Pietra ha compromesso la sua vita, avrei voluto capire quale fosse la sua Forma prima che se ne andasse; forse mi sbagliavo su di lei, forse il suo uccidere senza pietà scaturiva da un disprezzo per il culto dei morti più radicato del mio. Ci siamo allontanati quanto basta dal Poliandro e ci siamo fermati nel profondo del bosco a riposare e cercare un riparo anche se al momento non ne vedevo nemmeno uno, Tarbash ha appena finito un lungo resoconto di tutto quello che sa sul culto dei draghi e sembra che sia una vera e propria miniera di informazioni; forse domani farò un resoconto di tutto quello che ha detto… Il corpo di ‘Qess è iniziato a cambiare colore! La sua pelle sta diventando grigio metallo, non ho mai visto nulla di simile! Lam sostiene che sia una qualche forma di capacità razziale che preserva il cadavere dalla decomposizione; questa è la conferma che ‘Qess non è umana e la sua connessione con l’antico impero di Jhaamdath è cosa reale, incredibile, ma non basta per riportarla in vita, forse potrei chiedere l’aiuto di una chiesa umana se riusciamo a raggiungere una città! Detro di me si è riaccesa la speranza di rivedere ‘Qess viva! Comunque Lam non sembra sollevato dall’accaduto e sembra convinto a voler mettere i bastoni tra le ruote al Culto del Drago, ma sinceramente io inizio ad avere qualche dubbio su cosa io stia facendo in questo luogo di morte e perdizione, io sono dell’idea che dovremmo limitarci a salvare gli schiavi e a….. ‘Qess è…. risorta….

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Aggiorno il diario di mattina siccome ho molte cose da scrivere. Come dicevo ieri ‘Qess è risorta! Mi era venuto il dubbio che quell’involucro argenteo attorno al suo corpo fosse un bozzolo rigenerativo ma non avrei mai creduto che i miei sospetti si avverassero; sono molto felice che ‘Qess… anzi, Jihh (il suo vero nome) sia viva. Questa mattina Lam e Tarbash sono andati a perlustrare il sentiero verso la grotta dalla quale siamo arrivati qui per cercare di raccogliere un po’ di alghe luminescenti e sfruttare il loro potere curativo per ridarci un po’ di forze; intanto ho avuto il piacere conversare con ‘Qess per un oretta nella quale ci siamo conosciuti meglio, io le ho spiegato chi sono gli Stoneshield e della nostra filosofia della Pietra e della Forma, lei mi è sembrata molto interessata. In cambio anche lei mi ha raccontato grazie alla sua ritrovata memoria delle su e terre natali il Mulhorand e della sua città natale Skuld, una terra molto lontana sia dal Chondath che dalle foreste di Myth Drannor. Mi ha raccontato di come lei fosse una Arpista, un nome che è giunto anche nelle profondità delle montagne del mio clan ma che non sapevo che cosa significasse di preciso fino ad oggi, secondo le parole di Jihh la società degli Arpisti è dedita a promuovere la libertà e a combattere la tirannia, la schiavitù e le organizzazioni malvagie come il Culto del Drago con il quale abbiamo ora a che fare; il loro modo di agire però non è mai diretto ma dice che preferiscono muoversi nelle ombre e influenzare la società dall’interno o sabotare e minare le fondamenta dei culti malvagi come stiamo facendo noi ora. Inoltre sembra che gli arpisti siano dediti alla raccolta della conoscenza e della storia in modo che tutti gli eventi passati li possano aiutare per migliorare il mondo e non finire dimenticati in modo che gli errori del passato non vengano commessi una seconda volta. In particolare mi ha raccontato di come lei sia devota ad una divinità della conoscenza di nome Thoth mi ha pero descritto un modo tutto suo di considerare le divinità, la sua non è vera propria fede ma si può chiamare più un profondo interessamento. Abbiamo avuto una interessante discussione sulle nostre differenze di opinioni riguardo alle divinità ma devo ammettere che è stato un piacevole dibattito, mi piace conversare con Jihh siccome la sua sete di conoscenza le permette di avere una grande apertura mentale e devo ammettere che ha aiutato anche me in questo senso. Tornati Lam e Tarbash dalla loro spedizione alla grotta di Mystra; abbiamo deciso sul da farsi e io ho riproposto i miei dubbi sui nostri obiettivi, su quello che siamo venuti a fare qui e quello che ci siamo lasciati alle spalle nel Chondath: Lord Evendur, Agorix, Sharn. In questo senso Lam mi ha in qualche modo aperto gli occhi su ciò che avevo davanti agli occhi e non ho visto fino ad ora: lui è fermamente convito che il suo obbiettivo sia cercare di sabotare i progetti maligni del Culto in qualsiasi modo per un sufficiente numero di motivi. Prima di tutto lui ha un conto in sospeso con chi usurpa un sacro cimitero elfico e per nulla al mondo gli permetterà di proseguire, secondo hanno tentato di uccidere Jihh e questa cosa proprio non gli va giù, terzo sono malvagi e solo per questo motivo vanno fermati, quarto lui non ha nulla da perdere, non ha una patria dove tornare per che è stato cacciato dal suo clan e quindi ha deciso di dedicare la sua vita al bene. Queste parole hanno risvegliato qualcosa di assopito dentro di me e mi hanno fatto comprendere che gli stessi motivi che sostengono Lamariel sono presenti anche in me. Primo Myth Drannor era una città cosmopolita nella quale vivevano anche molti nani per cui presumo che questo cimitero sia anche nanico! Secondo Lam e Jihh sono ormai la mia unica Pietra che mi sia rimasta, e anche a me non va giù che quei bastardi abbiano tentato di portarmi via le uniche persone al mondo che io conosca! Terzo, sono un chierico di Dumathoin, me lo ero forse dimenticato? Non è forse onorare la sua volontà se non fermare un culto malvagio che usurpa tombe e calpesta la memoria di un grande bene quale è stato Myth Drannor?! Quarto, anche io non ho nulla da perdere, il mio clan è stato massacrato dai Duergar e io sono l’ultimo superstite degli Stoneshield, è ora di onorare il buon nome del mio clan e fare vedere a tutti di che scorza siamo fatti noi nani, nel nome di Dumathoin! La mattina inoltrata dopo le nostre discussioni abbiamo deciso di tornare nel poliandro e, sotto il suggerimento di Tarbash e Robalend cercare di anticipare i cultisti nella loro spietata profanazione di tombe e nella loro ricerca di artefatti per attivare la Fonte di Radiosità. Non avrei mai pensato diventare un profanatore di tombe ma sento che le mie azioni siano supportate da un bene superiore e sento che gli dei della morte sono dalla mia parte. Questo non attenua il fatto che le tombe antiche siano irte di trappole e pericoli mortali che non sanno che io sto profanando la tomba a fin di bene… Arrivati al limitare del poliandro Lam e Tarbash hanno compiuto un giro di perlustrazione rimanendo nascosti ad occhi indiscreti e hanno individuato molte tombe non ancor profanate, una di queste in particolare portava l’effige del lupo che siccome è il patrono (o protettore, lui dice Totem) di Lam lo interpreta come un segno divino e quindi abbia scelto quella tomba come primo obiettivo. Sembra che i cultisti abbiano già tentato di entrarvi ma che siano stati scoraggiati dalle potenti trappole magiche al suo interno e abbiano lasciato un irrispettoso segno a gesso con scritto “PERICOLO” sugli stipiti della porta ma hanno imprudentemente lasciato un talismano con una parola d’ordine che abbiamo intuito subito essere una chiave magica per aprire la porta (che non presentava serrature). All’interno della tomba abbiamo avuto a che fare con una serie di rune incise su delle statue di mia conoscenza ma di difficile disattivazione, tanto che sono stato costretto a richiedere il favore e la protezione di Dumathoin per non finire arrostito da lampi di energia! Passati poi ad una stanza con degli arazzi di un condottiero elfico, presumibilmente sepolto qui, siamo scesi ulteriormente fino ad una stanza con sarcofago sigillato da ceralacca che abbiamo innocentemente aperto. Un fiotto di veleno ne è scaturito e ha investito me e Lam, la mia tempra di nano sembra che mi abbia salvato la vita ma Lam ne ha risentito fortemente ed è ora in fin di vita, ha bisogno di cure specifiche, ma solo domani mattina potrò invocare la benevolenza di Dumathoin per aiutarlo. Intanto con le poche forze che gli sono rimaste ha aperto il sarcofago e ha scoperto con disappunto che i resti al suo interno non sembrano affatto quelli di un condottiero elfico. Dopo la triste scoperta abbiamo iniziato a perlustrare tutte le pareti della tomba, e mentre gli altri si davano da fare Lam mi ha pregato di pronunciare una preghiera per il defunto elfo qui presente, che nonostante non sia l’eroe ritratto sugli arazzi è comunque un membro della sua razza al quale abbiamo usurpato la tomba; ho pronunciato la una formula chiamata dai sacerdoti degli Stoneshield chiamata “Preghiera della disgiunzione” con la quale si libera la Forma dalla Pietra e si permette quindi allo spirito di raggiungere la sua nuova Pietra, ovunque essa sia. Una forma simile viene usata per scacciare le anime dei non morti ma si chiama “Preghiera della separazione” e nonostante racchiuda solo qualche parola è immensamente più potente. Nel mentre i due gnomi hanno trovato un passaggio celato nel corridoio delle statue; una volta aperto un fresco aroma di fiori di campo ci giunge al naso e Lam, nonostante i danni del veleno procede all’interno mosso da ispirazione e giunge nella vera e propria sala sepolcrale dove un sarcofago di pietra scolpito come se fosse avvolto dall’edera giace al centro della stanza il cui pavimento ricorda un prato fiorito, nonostante sia anch’esso di pietra, ai quattro lati della stanza erano poggiate sei alte anfore con decorazioni arboree; un opera scultorea del genere toglie veramente il fiato e penso che difficilmente dimenticherò. Con il permesso di Lam abbiamo iniziato ad alzare il pesante coperchio di pietra e grazie all’aiuto di varie leve e della straordinaria forza telecinetica di Jihh siamo riusciti a far ruotare il coperchio senza frantumarlo; al suo interno si trovava il corpo del defunto coperto da un finissimo velo di sta sottile come una ragnatela. Lam ci ha chiesto un attimo per contemplare il cadavere e glielo abbiamo concesso, ma poco dopo ci ha richiamati vicino a lui per constatare che il corpo del condottiero era stranamente tumefatto e coperto di pustole cancerose. Tutti sanno che gli elfi sono immuni alla maggior parte delle malattie ma sembra proprio che il cadavere in questione sia morto di malattia. Ragionando per qualche minuto però mi sono ricordato che Myth Drannor è caduta sotto un assalto di demoni e per questo si può ipotizzare che la malattia in questione fosse di origine demoniaca, creata ad hoc da qualche demone per deturpare il corpo eterno degli elfi caduti. Sconcertati dall’accaduto abbiamo proseguito comunque permettendo che Jihh sollevasse il cadavere con il pensiero e subito ci siamo accorti che qualcosa non andava, il cadavere iniziò a muoversi con movimenti propri e senza proferir parola i suoi occhi vuoti si aprirono facendomi gelare il sangue nelle vene. Dato le condizioni critiche di Lam e presupponendo che questo spirito fosse potente nella morte quanto lo era in vita ho invitato caldamente tutti a ritirarsi e a richiudere il passaggio alle nostre spalle; subito Lam non sembrava d’accordo con la mia scelta ma gli ho spiegato che nonostante tutto il rispetto che lui provava verso i suoi avi e la sua volontà di distruggere il morto vivente la sua vita era più preziosa e sia per me che per lui che per tutti. Aggiungendo poi che saremmo tornati domani in forze, preparati a fronteggiare un potente non morto e che nel frattempo la tomba sarebbe rimasta chiusa siccome ci saremmo portati dietro la chiave sono riuscito a convincere Lam e a placare la sua ira. Usciti Lam si è allontanato senza dire dove sarebbe andato,e non me la sono sentito di trattenerlo, quindi, nel frattempo ho esaminato la cripta adiacente che sembra essere la tomba di un certo Giudice Rothilion, che dalle magnifiche statue di Lathander Tyr e Oghma che la circondano e i giochi di luci magiche permanenti che la costellano doveva essere una persona molto importante. Sulla porta una serie di rune elfiche disposte a stella mi ha trattenuto dal tentare di aprire al porta ed inoltre sono stato interrotto dall’arrivo di Lam con in mano un arco una faretra e degli schizzi di sangue non suo su una spalla; sembra che questo elfo sia veramente sprezzante del pericolo, nelle sue condizioni un colpo ben assestato avrebbe potuto provocagli una emorragia interna e ucciderlo, ma sembra che la sua determinazione superi il suo buon senso; per la seconda volta nel giro di pochi minuti mi trattenei dal fare un qualsiasi commento anche se credo che lui si sia accorto del mio disappunto. Dopo di ciò decidemmo di ritirarci in una zona relativamente sicura della foresta per permettere a Lam di riposarsi e per prepararci ad affrontare l’orrore della tomba del lupo; nel frattempo mi sono adoperato per incidere una serie di rune ispirandomi al “harbarak-onn”: la “pietra dello scudo”. Questa volta non mi sono allontanato troppo per nascondere il mio segreto, non so neanche io il perché, forse perché la mia Pietra ormai li comprende e non temo più di rivelare il mio segreto, ma comunque ho deciso di non parlarne a nessuno apertamente.

15 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR) Questa mattina mi sono svegliato come sempre un po’ prima degli altri per pregare gli dei e in particolare ho richiesto l’ascolto di Sharindlar, la dea nanica della guarigione e dell’amore, che mi ha prontamente risposto concedendomi un inaspettato potere, mai sperimentato prima,che mi avrebbe permesso di rimettere in sento Lam e di proseguire le nostre ricerche. Non c’è giorno che passa che mi stupisca di quanto gli dei mi siano favorevoli in questi momenti di bisogno più che in passato. Io e Lam ci siamo recati al suolo coperto dai segni della battaglia fantasma (come tutte le maledettissime notti!) per facilitare il contatto con il terreno, dove riesco meglio a raggiungere meglio il contatto con gli dei, ma mai avrei pensato di commettere un simile errore! Appena sceso dal gigantesco albero di weir iniziai a scostare fogliame morto e rampicanti per poter toccare la nuda terra per poi chiudere gli occhi e concentrarmi in una preghiera a Sharindlar; nel frattempo Lam mi ha raggiunto, ma poco dopo che mi si è avvicinato ma improvvisamente ho sentito stranamente un odore che da qualche giorno non sentivo quello di Sharn, il gigantesco lupo! Questo mi fece perdere la concentrazione e aprii gli occhi in direzione di Lam per scoprire che la suo posto si trovava in effetti Sharn che puntava con le orecchie basse e la coda orizzontale qualcosa dietro di me, ma aveva il pelo verdastro e un muso diverso, non so come ma mi accorsi subito(forse dagli occhi) che quel lupo non era Sharn ma era Lamariel che si era non so come trasformato in questa enorme creatura. Per un attimo rimasi con la mente intontita da quello che vedevo quando un repentino cambio di odore mi fece accapponare la pelle e tornare alla realtà: carne marcia e in putrefazione da giorni! Niente altro poteva produrre quel terribile olezzo ma ritornando con la mente a Sharn Lamriel che ringhiava abbinai le due cose e una parola sola mi balenò in mente: NON MORTI! Tre orribili cadaveri con la pelle marcescente tesa e senza carne sotto di essa, con una orribile di denti aguzzi e artigli affilati ci saltarono addosso, Lam ne intercettò uno in volo con un mordendolo e stappandogli un grosso pezzo di carne putrida da un fianco mentre gli altri due si avventavano su di me, solo grazie alla corazza che mi ero messo appena svegliato forse solo per abitudine non sono riusciti a lacerarmi con i loro morsi. Quello che vidi successivamente era Lam che sputava il pezzo di carne che aveva in bocca trattenendo il vomito per puro senso di auto-conservazione e il non morto ferito rialzarsi e, con un agile balzo tornare alla carica verso Lam senza risentire della mancanza di un pezzo; lo stesso stavano facendo i due mostri che si erano avventati su di me, poi, il mio istinto ebbe il sopravvento e in poche frazioni di secondo mi disse che questi non erano i soliti zombi e che avrebbero potuto procuraci ferite infette, un’eventualità da escludere! Così, il canto “della separazione” sgorgò inconsciamente dalle mie labbra e il mio braccio si mosse involontariamente ad afferrane il simbolo sacro per poi alzarlo sopra la testa e farne scaturire un’energia radiante e purificatrice che investì le anime irrequiete dei mostri per separale dalla loro prigione di carne e farle proseguire il loro cammino; l’energia fu così potente che anche i loro corpi corrotti ne risentirono e vennero ridotti in cenere dalle mie parole. Vittoriosi ma terrorizzati ci fermammo ansimanti sul terreno, Lam stava masticando con le enormi fauci foglie rami ancora verdi per togliere il gusto orribile che di sicuro aveva in bocca, ma il mio istinto tornò a farsi sentire e un lieve senso di pericolo (forse latente) mi fece ricordare che dovevo ancora curare le ferite che il veleno aveva lasciato dentro il corpo di Lam che ora era questo enorme lupo. Mi avvicinai dicendo di non agitarsi e di rimanere rilassato siccome avrei invocato il potere di Sharindlar per curare gli effetti del veleno; il lupo sembrò recepire e si mise sdraiato sulle zampe poggiandola sua enorme testa vicino a me, in quel momento vidi chiaramente gli occhi di Lamariel che mi fissavano ma, a differenza di me non sembrava scosso, forse lui avendo vissuto nella foresta è più pronto di me a questo tipo di situazione. Poggiai entrambe le mani sulla sua fronte e il potere di Sharindlar fluì attraverso le mie braccia per ristorare le emorragie interne di Lam; quando riaprii gli occhi il lupo non c’era più e Lam era accovacciato di fronte a me, le mie mani erano ancora poggiate sulla sua fronte, scostandole vidi la sua espressione che non era sorridente ma il suo sguardo era pieno di gratitudine, probabilmente stava soffrendo molto per le emorragie interne e la cessazione del dolore lo ha reso euforico. Poco dopo siamo partiti per il poliandrum e abbiamo fatto un sopralluogo nascondendoci nella boscaglia e evitando le guardie, mandando Lam e Tarbash in esplorazione abbiamo constatato che la tomba con la runa del lupo era ora presidiata così abbiamo deciso di esplorar e il resto del poliandrum prima di tornare su quella già esplorata. Lasciando che Lam, che aveva una conoscenza del territorio più vasta della mia, mi indicasse quale tomba esaminare, ci avvicinammo ad una tomba di costruzione sicuramente elfica: alte guglie fatte di vetro o pietre preziose la sovrastavano, nessuno scultore sarebbe mai riuscito ad imprimere a materiali così fragili una forma simile, lo scalpello usato per questa (discutibile) opera era la magia. Davanti alla porta un simpaticissimo cofanetto conteneva, come già successo, la chiave e la parola d’ordine per entrarvi; all’interno la tomba conteneva due sarcofagi e delle iscrizioni indicavano i defunti come “fratelli della luna”; essi purtroppo erano però già stati aperti. I cadaveri erano stati evidentemente depredati, la cosa che mi stupii era il loro aspetto, non erano scheletri come mi sarei aspettato, ma era come se fossero morti da pochi giorni: i loro capelli erano lunghissimi e puliti e la pelle ancora liscia. Questi elfi non finiscono mai di stupirmi! Ricercando in una delle due bare abbiamo trovato uno scompartimento segreto non ancora aperto che conteneva delle boccette di liquido nero delle stecche di ceralacca e un anello con un sigillo. Usciti da questa tomba ci avvicinammo ad un’altra con lo stesso aspetto sinistro della torre delle ossa e oltretutto molto vicino ad essa, la runa elfica del sole era incisa sulla porta, esaminando tutto il perimetro e non trovando nessun provvidenziale amuleto che la aprisse, ho pensato di ricorrere al potere di Dumathoin di cantare alla pietra per aprirmi un varco tra le pareti che sembrano essere abbastanza sottili da permettere un ampio passaggio; stavo per procedere, quando Lam è ritornato da una perlustrazione e ci ha indicato un’altra tomba inviolata che forse era meglio visitare subito. La tomba era in principio sovrastata da una squisita scultura equestre che giaceva in frantumi davanti ad essa, dei carretti contenenti attrezzi da scavi erano parcheggiati a poca distanza, di sicuro questa sarebbe stata la prossima meta dei cultisti, Lam ha fatto bene a portarci subito qui. Esaminando il perimetro ci siamo accorti che la porta era proprio dietro ad due grossi frammenti di statua che la ostruivano, ma allo stesso tempo avevano sfondato la porta; tutti assieme, e soprattutto Jihh con i suoi straordinari poteri telecinetici riuscimmo a spostare il masso e ad entrare. All’interno ci siamo trovati in un ingresso di fronte ad una statua sfregiata di un leone, ai suoi lati due porte; in una di essa abbiamo trovato libri e pergamene ormai rovinati dal tempo, ma dai pochi frammenti di libro integri abbiamo scoperto trattarsi di diari di guerra risalenti all’età della caduta di Mith Drannor, Jihh ha portato con se alcuni di questi tomi di grande valore storico. Proseguendo abbiamo esplorato varie stanze sepolcrali completamente saccheggiate e messe a soqquadro, subito abbiamo pensato a dei razziatori di tombe e appena scesi al livello più basso, che era coperto di acqua fino alla barba(la mia), abbiamo potuto constatare la correttezza della nostra tesi; i loro corpi giacevano galleggianti nell’acqua imputridita dalle loro carni in putrefazione. Lam si è addentrato senza indugio ad esplorare la stanza con una enorme porta di pietra protetta da due enormi statue di guerrieri, uno elfico e l’altro umano e le due stanze laterali; gli zaini dei razziatori erano stracolmi di gemme! Che io e gli gnomi ci siamo equamente spartiti! Inoltre abbiamo trovato finalmente un a cosa che non dovrebbe mai cadere nelle mani dei cultisti: un prezioso libro di preghiere a Lathander del quale una pagina era già stata rinvenuta da Tarbash nella torre delle ossa assieme alle note di ……….. che, riassumendo, aveva cercato di distruggere senza riuscirci, temendo la potenza del libro nella sua interezza. Ora abbiamo il libro che era mancante di due pagine strappate, ma appena avvicinato il frammento esso si è riattaccato magicamente senza lasciare traccia di rottura, ora manca solo un’altra pagina e il libro sarà completo! Un arma che i cultisti del drago temono e che, anche se non so ancora come sarà, potrebbe permetterci di mandare all’aria i loro piani per attingere al potere della “Polla della Radianza”. Poco dopo, ispirato dal ritrovamento del libro mi sono gettato nelle torbide acque attivando la mia percezione delle aure magiche che mi ha rivelato innumerevoli oggetti magici addosso ai cadaveri, mi sono permesso di prenderlo siccome pensavo di avere a che fare con dei razziatori di tombe finche non ho percepito un’aura magica sotto il livello dell’acqua che ho verificato appartenere ad un martello da guerra incantato. Esso apparteneva ad un nano pesantemente corazzato che dato il peso del metallo giaceva sul fondo della stanza; appena lo girai trasalii vedendo il sacro simbolo di Moradin inciso sul suo scudo! Come mi sono sbagliato! Maledetto a me! Questi non sono razziatori di tombe ma avventurieri! Come noi! Nessun chierico di Moradin potrebbe mai far e il razziatore di tombe se non per lo stesso scopo per lo stiamo facendo noi! Subito un profondo rimorso mi nacque dentro e mi pentii amaramente di aver giudicato senza sapere; sommessamente chiesi perdono agli spiriti dei defunti per la mia malafede. Non ebbi il tempo di pensare alla punizione che mi sarebbe spettata quando ecco che uno scricchiolio sinistro mi giunse all’orecchio; alzando lo sguardo vidi Lamariel in mezzo alle due statue che si stavano muovendo e trasformando il loro viso in una orrenda maschera di mostri. Due colpi raggiunsero il povero elfo che venne tramortito dai possenti fendenti; io mi appoggiai alla parete chiamando a me la forza della montagna per combattere i nemici, intanto il corpo galleggiante di Lam veniva trascinato a riva da una invisibile forza, sicuramente opera di Jihh. Allora, rendendomi conto della potenza dei costrutti e vedendo che il corpo di Lam e il coraggioso Tarbash erano al limite della portata delle enormi braccia mi mossi al centro della stanza e me li trascinai dietro verso le scale con l’intenzione di ritirarmi e gridando agli altri di risalire le scale. Poggiati i due sui primi gradini vidi Jihh muoversi con quelle sue inquietanti movenze fluide (che preannunciano lo scatenarsi dei suoi poteri) aprire la mano sopra di me, per farne poi scaturire un potente getto di fiamme che mando in frantumi una delle statue; rinvigorito dalla manifestazione di potenza mi girai a fronteggiare la statua rimanete… i suoi colpi erano terribilmente potenti mentre le mie possenti martellate scalfivano appena la superficie della statua. Fui costretto a ricorrere al potere di guarigione di Sharindlar per non soccombere quando, prontamente, Jihh distrusse anche il secondo costrutto Vedendo poi che Lam era ferito ma vivo, una esclamazione di gioia e vittoria in nanico mi scaturì dalle labbra, penso che non abbiano capito le parole ma il senso era chiaro! Corsi ad abbracciare i miei compagni congratulandomi con loro e specialmente con Jihh che era accasciata sui gradini e spossata dall’eccessivo utilizzo dei sui straordinari poteri mentali; se non fosse stato per il suo intervento avremmo potuto fare la fine dei precedenti avventurieri!

Dopo aver riposato per qualche minuto e aver provveduto alle ferite di Lamariel attingendo ancora una volta al Potere concessomi da Shandrilar, abbiamo continuato l’esplorazione della tomba; per prima cosa abbiamo finito di esplorare il livello allagato aprendo con un piede di porco, che Tarbash ha estratto dal suo meraviglioso sacco porta-tutto, una porta mezza sfondata dagli avventurieri ormai defunti. Con pochi sforzi riuscii ad abbatterla e a scardinarla facendola cadere nell’acqua; dietro ad essa mi ritrovai di fronte, un unità disposta in ranghi di soldati ormai defunti; le loro ossa gocciolavano come se fossero appena emersi dall’acqua, non feci infatti tin tempo a proferir parola che tutti fecero due passi avanti perfettamente coordinati e si avventarono su me e Lam che eravamo davanti alla porta; parati i maldestri colpi con i bracciali dell’armatura, un canto mi sorse spontaneo da dentro di me e un forte formicolio mi risalì il braccio mentre sollevavo il mio simbolo sacro recitando il Rituale della separazione, una forte luce investì le anime intrappolate nei guerrieri scheletrici, che abbandonarono il loro simulacro mandandolo in frantumi; grazie agli sforzi congiunti di Lam, Jihh e me lo scontro durò poco meno di un minuto. Terminato lo scontro perlustrammo la stanza laterale non trovando nulla di utile, così ci dedicammo alla porta di marmo bianco che stava in mezzo alle due statue giganti. Mi misi ad esaminare la porta notando due fessure verticali che sicuramente fungevano da serratura, inoltre analizzando i bordi laterali della porta notai dei piccoli segni dovuti al movimento della porta che scorreva sicuramente verso l’alto, non notando aure magiche inoltre capii che essa doveva essere genuinamente meccanica, come le splendide porte del Bastione di Hammershine. Lam portò sulle spalle Tarbash che esaminando la serratura giunse alla mia stessa conclusione: le due fessure servivano a qualcosa di stretto e lungo, il primo oggetto che mi venne in mente era una spada. Iniziammo allora a provare tutte le spade di guerrieri scheletrici ma nessuna sembrava far scattare la serratura, stavamo per abbandonare la ricerca quando mi imbattei cercando sul pavimento sommerso nei resti frantumanti di una delle statue e ricordandomi che una delle due aveva conficcata all’altezza del bacino una spada, la cercai e la trovai, notando con stupore che la sua lama non era un filo rettilineo ma una line frastagliata, devastante sulle carni ma anche rassomigliante ad una chiave! Inserii subito la spada che entrò nella fessura provocando una serie di clangori, sicuramente una metà della serratura si era aperta, restava solo da trovare un’altra spada identica, ma dove? Mi misi a pensare dove avrei potuto trovare una spada simile quando notai Lam correre su per le scale, senza di re nulla a nessuno, come suo solito; dopo un minuto tornò giù dicendo che sapeva dove si trovava la spada: venendo giù abbiamo incontrato una biforcazione, abbiamo preso una direzione a caso poi abbiamo trovato una stanza piena di cocci rotti e un cubo di roccia al centro; Lam ha constatato che sul cubo c’era una fessura adatta a contenere una spada, che abbiamo già trovato,poi togliendogli le parole di bocca, io aggiunsi che la tomba era speculare e che sicuramente avremo trovato la spada nella parte non esplorata della tomba. Andando nella parte inesplorata ci trovammo di fronte ad una porta di legno che forzai col piede di porco, aperta la stanza ci trovammo di fronte ad una distesa di piccole statue in terra cotta (diciamo grandi come Robalend) di elfi con lancia puntata verso il centro della stanza ove si trovava un blocco di pietra con inserita una spada su di esso. Non c’era bisogno di spiegazioni per capire che le statue si sarebbero animate appena estratta la lama così aguzzammo l’ingegno per ingannare la trappola! Jihh si offrì di estrarre la spada con i suoi poteri mentali, intanto Lam era pronto per afferrarla e io ero pronto per chiudere la porta; il piano funzionò alla grande se non per il fatto che le statue si avventarono sulla porta mancante ormai della chiusura: una dozzina di lance trapassarono il legno marcio fermandosi ad una decina di centimetri dal mio viso! Vista la situazione mi venne in mente di provare ad utilizzare il potere di Dumathoin per erigere una parete di pietra ricavata dalle pareti, così pregai a tutti di spostarsi indietro e mi misi a intonare il canto necessario per modellare la roccia e deformarla con le parole in modo da modificarne la forma, in pochi istanti una parete di roccia verticale prese il posto della porta mentre dietro di essa si potevano ancora sentire lontani ticchettii. Con la spada in nostro possesso tornammo la livello allagato e inserimmo la seconda spada nella fessura seguita dalla consueta serie di clangori culminanti con uno finale; nel silenzio nessuno si muoveva aspettando forse qualche trappola e io forse incoscientemente spinsi verso l’alto i due manici di spada e con un minimo sforzo la porta scorse in alto rivelando una stanza buia; spiegai poi di come questa porta fosse sicuramente collegata ad un eccellente sistema di contrappesi che permette di divenire leggera come una piuma nell’atto di sollevarla; Lam sembrava più stupito di questa porta che di tantissime altre cose meravigliose che abbiamo visto venendo in questa antica città, così terminai il discorso aggiungendo che porte del genere sono utilizzate anche dai Nani come porte di fortezze o di grandi edifici e che tutto ciò mo faceva tornare alla mente il magnifico portone del Bastione di Hammershine decorato con l’effige del martello e dello scudo. Dopo questo attimo di riposo proseguimmo nella stanza buia rivelandola in tutto il suo sinistro splendore: tutte le pareti e il sarcofago al centro di essa erano scolpiti come se fissero state composte di armi accatastate, i dettagli erano fedelissimi e mi persi a contemplare quanto tempo avessero impiegato gli scultori a terminare questa stanza. Poi ci accingemmo malincuore a svolgere il macabro lavoro per il quale siamo venuti nel Poliandrum: saccheggiare le tombe per anticipare sul tempo i cultisti e impedirgli di portare a buon fine i loro piani malvagi; così ci adoperammo per ruotare il coperchio del sarcofago di pietra rivelando il corpo di uno splendido elfo in armatura con una lunga spada stretta sul petto, un immagine che commuove e fa sorgere un senso di “rigore militare” immaginando il suo ruolo di comandante e le furiose battaglie combattute in difesa della città. Rimanemmo tutti in contemplazione attorno alla bara, come in camera ardente aspettando rispettosamente che Lamariel, l’unico degno di muovere mano sul defunto facesse la sua mossa; avvicinando lentamente la mano verso il collo dell’elfo ne estrasse un medaglione con sopra incise più rune della stella e che speriamo sarebbe servito per aprire la tomba del giudice Rotilion. Lam mi consegnò il medaglione, non so per quale motivo, e lo riposi nella scarsella; dopo mi misi nuovamente ad esaminare le pareti della stanza per apprezzarne l’arte scultorea mentre gli altri perlustravano attentamente l’interno del sarcofago per scoprire qualche altro oggetto utile; un esclamazione mi usci dalla bocca quando, esaminando uno la scultura di uno scudo torre, mi accorsi che i dai suoi bordi penetrava aria e tirandolo verso di me rivelai uno stretto passaggio ingombro di ragnatele che si perdeva nell’oscurità. Animati dalla sensazionale scoperta proseguimmo per il corridoio scansando le spettrali ragnatele e proseguendo per centinaia di metri: anche qui il pavimento era coperto di acqua e ad intervalli regolari erano posti dei supporti per il soffitto a volte di legno a volte di pietra; cercando di capire dove portasse il corridoio e consultandomi con Tarbash arrivai alla conclusione che saremmo quasi certamente sbucati a Mith Drannor, quindi valutai la possibilità di tornar indietro e finire l’esplorazione del Poliandrum , ma Lamariel mi dissuase sostenendo che “sentiva” che era importante proseguire. Gli diedi ascolto proseguimmo per quasi un chilometro in direzione di Mith Drannor quando il passaggio iniziò a salire diventando asciutto e fece una brusca curva terminando con una scala e una massiccia botola di legno. Provammo ad aprirla ma non ci fu verso, così provai a sfondarla ma l’operazione richiese l’utilizzo dei miei strumenti da lavoro: martello, scalpello piede di porco; lavorando notai una seria di chiodi piantati dall’alto come se delle assi fossero state inchiodate sulla botola; continuando la demolizione riuscii finalmente a creare uno spiraglio abbastanza grosso da infilarvi la testa e usando la scurovisione capii di trovarmi in un magazzino polveroso il cui pavimento è stato rifatto coprendo quello sul quale la botola era presente. Terminai di sfondare la botola e uscimmo nel magazzino: una sottile linea di luce giungeva da delle scale che portavano verso l’alto; improvvisamente però vidi la luce delle scale tremolare e ondeggiare come se l’aria prendesse forma e improvvisamente mi ritrovai a contemplare non più la line a di luce ma due puntini rossi circondati da due bue cavità oculari di un viso spettrale sovrastante il corpo di un elfo morto dalle lunghe vesti ondeggianti come se un vento spettrale le muovesse; nei miei studi sui non morti lessi che queste erano le caratteristiche comuni di un potentissimo non-morto chiamato “lich”, comunemente un mago che ha abbracciato volontariamente la non-morte nella ricerca dell’immortalità: un avversario ben al di sopra delle nostre capacità. D’un tratto la fuga mi sembro l’unica soluzione saggia da prendere e arretrai nel passaggio tirando per un braccio Lam che invece era rimasto impietrito, forse paralizzato da qualche sortilegio del malvagio spettro. Iniziavo a disperarmi quando Lam mi scansò e lo sentii scambiare parole in elfico con lo spettro, non le capii ma il nono non sembrava ostile così, mi rilassai e smisi di tirare Lam per il braccio capendo che la mia reazione forse era stata alquanto stupida. Dai giorni della fuga, quando è saltato fuori il mio istinto, mi capita spesso di agire d’impulso, a volte mi salva la vita ma altre volte mi fa compiere azioni imbarazzanti nelle quali ancora non mi riconosco.

Riemersi lentamente dal buco per incrociare nuovamente lo sguardo del “lich” che iniziò a muovere una mano nell’aria sicuramente per lanciare un incantesimo; il mio istinto mi stava urlando di gettarmi a terra per evitare la scarica di energia che sarebbe scaturita dalla mano del mago, ma riuscii a reprimerla imponendomi di rimanere calmo. Successivamente il “lich” iniziò a parlare in perfetto nanico presentandosi: “Mi chiamo Molostroi e sono un “guardiano balinor”, non voglio farvi del male”, la sua voce era lieve e pareva venire da lontano(altra cosa che avevo imparato durante i miei studi), tutti ci presentammo e ciò mi fece rendere conto che l’incantesimo che aveva lanciato è di mia conoscenza e permette di comprendere tutti i linguaggi. Molostroi ci rivelò che anche lui come noi era un nemico dei cultisti del drago, e che richiedeva il nostro aiuto per ostacolare i piani del nostro comune nemico: ci spiegò che in città si trovava un tremendo non morto, un drago-lich di nome Pelendralar, una creatura molto pericolosa e che grazie ai piani dei cultisti sarebbe diventato una creatura semidivina grazie all’immersione nella “Polla della radianza”, questo era dunque il piano dei cultisti! Una forte determinazione cresceva in me, man mano che parlavo con questo antico guardiano e il timore ne fu completamente spazzato via. Come in un consiglio di guerra gli chiesi che cosa potevamo fare per aiutarlo e ci disse che il suo piano era di ostacolare il più possibile i cultisti sottraendo oggetti dalle tombe, cosa che già stavamo facendo e inoltre ci rivelò che grazie allo “Scettro di Rotilion” avremmo potuto distruggere il filatterio di Pelendralar che altrimenti sarebbe stato indistruttibile. Gli feci allora vedere il medaglione appena recuperato e lui mi confermò che esso era la chiave per aprire la tomba di Rotilion. Scambiammo con lui ulteriori informazioni utili e venimmo a sapere che il Mithal di Mith Drannor ,che io ero particolarmente ansioso di vedere, era stato manipolato e corrotto dai cultisti che gli avevano dato il potere di trasformare i lineamenti normali di una persona in quelli rettiloidi di un drago, caratteristica che abbiamo notato in alcuni dei cultisti nella torre delle ossa. Un’altra informazione utile che ci ha comunicato era quella della presenza di un altro gruppo di avventurieri dentro Mith drannor che sono in contatto con lui e cercano di rallentare i preparativi per l’immersione del drago nella polla, la cosa mia ha rincuorato e aumentato la mia determinazione nel mandare all’aria i piani dei cultisti; prima mi sembrava si essere un piccolo sasso che rotola su una frana sperando di smuovere l’intera massa delle rocce mentre ora vedo attorno a me molti altri sassolini e sono convinto che assieme potremmo dar crollare tutta la frana. Concludendo la discussione Lam gli chiese se avrebbe potuto seguirci e guidarci nella tomba di Rotilion, ma lui negò la possibilità dicendo che anche lui era un lich e che il suo filatterio era nelle mani dei cultisti, quindi i suoi poteri erano alquanto limitati e non avrebbe potuto seguirci. Congedandoci quindi da Molostroi ci disse che avremmo potuto ritrovarlo qui per parlargli di nuovo, poi siamo ritornati sui nostri passi inoltrandoci nel buio passaggio verso il Poliandrum. Arrivati alla tomba, ci richiudemmo alle spalle l’enorme porta di pietra e portammo con noi le due spade-chiavi in modo da sigillare il passaggio; ma all’uscita della tomba nonostante tutte le nostre precauzioni qualcuno ci stava attendendo. Un drappello di cultisti guidate da un necrofante ci intimò di uscire e arrenderci; ma ovviamente noi scegliemmo di combattere e io mi scagliai fuori dalla tomba lasciandomi spinto da un odio cieco, non pensai a tattiche o a stratagemmi quello che contava era vincere o morire, la schiavitù non era tra le mie opzioni. Mentre combattevo notai alle spalle dei cultisti degli schiavi, e uno in particolare colse l’occasione per ribellarsi e attaccare alle spalle i nostri comuni nemici dandoci un notevole vantaggio tattico; l’omone dalla carnagione olivastra sembrava sapere il fatto suo anche con un rozzo piccone come arma, ma la battaglia sembrava volgere in nostro sfavore. Venni poi sorpreso da un forte dolore bruciante al petto, feci in tempo a girarmi versi il maledetto necrofante che ancora teneva la sua maledetta bacchetta puntata verso di me prima di perdere i sensi e stramazzare al suolo… Da quello che mi hanno raccontato lo scontro è stato concluso all’ultimo sangue, e con notevoli difficoltà dai miei compagni, non eravamo pronti per uno scontro del genere ed è un miracolo che non sia stato ucciso da quella scarica di energia. Mi svegliai con la sensazione di essere leccato da un grosso cane con la sua calda lingua umida; mi svegliai infastidito, e aprendo gli occhi incrociai lo sguardo di Lamariel a una decina di centimetri dalla mia faccia, capii allora che era stato il suo spirito di lupo ad aver lenito le mie ferite, probabilmente mortali. Alzatomi da terra vidi che anche lo schiavo dalla pelle olivastra era caduto ma il suo petto ancora si muoveva e intervenni con le poche energie rimaste per salvargli la vita; quando si svegliò mi ringraziò appellandomi con il nome di “Mastro nano”, e a Lamariel con “Messer elfo”, il suo linguaggio aveva uno strano accento “barbaro” ma i suoi vocaboli denotavano la sua classe sociale, disse di chiamarsi Hasim alkasè o qualcosa del genere, non ho capito bene siccome Lamariel dopo essersi avvicinato “annusando” il guerriero e facendo una brutta smorfia seguita da un soffocato “stupido umano” ci fece notare che non era tempo per le presentazioni e ci intimò di avviarsi in un luogo sicuro; gli schiavi che non avevano preso parte al combattimento ci seguirono come cani. Durante il viaggio verso il weir che ci aveva dato rifugio la notte scorsa Lamrariel mi si avvicinò sostenendo che non gradiva che gli “umani” ci seguissero siccome ci avrebbero fatti scoprire, io gli risposi che non potevamo cacciarli, sarebbero stati catturati entro breve dia cultisti, e poi il guerriero dalla pelle olivastra sarebbe potuto tornarci utile; lui sembrò molto contrariato ma proseguì senza ostacolare gli umani. Arrivati all’albero ci rifugiammo sui suoi ampi rami; era il momento delle presentazioni; i tre schiavi erano poco più che dei ragazzi ed dissero di provenire da sud del Condath, mentre il quarto uomo dal nome impronunciabile sostenne di provenire da ……………… una terra desertica sove vivono tribù nomadi con un forte senso dell’onore, Jihh ebbe una interessante discussione con lui confrontando le sue conoscenze su questa terra lontana con l’esperienza diretta di Hazim El-Kasseh (mi sono fatto dire come si scrive poco fa!). Terminata la discussione decidemmo di comune accordo di rimandare le parole alla mattina seguente eravamo tutti stanchi e feriti.

h3).16 Flamerule, the Year of Lightning Storms (1374 DR)

bq).Questa mattina presto, abbiamo terminato di discutere delle decisioni da prendere in giornata e, come era giusto che fosse, Lamariel ha portato in evidenza il problema di cosa fare con i tre ragazzi del Condath; non erano di certo dei guerrieri e non avevano esperienza, di sicuro non avrebbero potuto seguirci nella nostra lotta, d’altronde non sarebbero sopravvissuti in questa foresta selvaggia. Il problema era reale e la soluzione non era immediata, così iniziai a ragionare; il filo dei miei pensieri venne interrotto da Lam che mi fece cenno di appartarmi assieme lui e Jihh; scesi a terra espresse la sua idea: ucciderli! La cosa mi fece trasalire e chiesi spiegazione di questa volontà, la sua risposta fu molto semplice e troncò gran parte del fiume di parole che stavo per riversargli addosso: quando viveva ancora con la sua gente, il suo mestiere era quello del cacciatore, come già sapevo, ma quello che non sapevo era che le sue prede erano uomini!Lamariel è un cacciatore di uomini! Questo mi aprì gli occhi su alcuni suoi strani comportamenti e frasi, decisi così di non replicare e dicendo semplicemente di escludere a priori la possibilità proposta da Lam; come speravo, Lam non insistette forse capendo che per me o Jihh la cosa non era accettabile. Jihh propose di trovargli un nascondiglio sicuro ma a parte il gigantesco Weir non vi erano luoghi sicuri nella foresta, non trovammo una soluzione e allora decidemmo di proseguire la discussione senza isolarci. Ponendo il problema agli altri scoprimmo che El-Kessem non vol

Dalle profondità del Condath a Mith Drannor

Riflessi Mentali MToscan